“Giorgio De Chirico – la suggestione del classico” è la mostra che dal 24 ottobre al 14 febbraio sarà allestita a Cava de’ Tirreni (Salerno) nell’ex convento di Santa Maria del Rifugio, ora Galleria Civica d’Arte. In un percorso espositivo di circa 50 opere tra dipinti, sculture e reperti archeologici, si rilegge il rapporto che ha legato il maestro della Metafisica al mondo Classico. L’esposizione, che arriva dopo il successo della mostra Il segno di Goya, è curata da Matilde Romito, Victoria Noel-Johnson e Sabina D’Angelosante che per l’occasione hanno dato vita ad un progetto che vuole valorizzare le ricche collezioni dei Musei Archeologici della provincia salernitana e illustrare al contempo uno dei motivi centrali della pittura di De Chirico: ovvero la sua propensione all’antico, al mondo ellenico e ai valori plastici della scultura classica. Elementi che ne fanno artista colto e raffinato con una memoria del mondo antico sorprendente e fertile. Senza la scoperta del passato, era solito affermare De Chirico, non è possibile la scoperta del presente. In questo caso, il pittore è l’erede non solo delle grandi tendenze romantiche, quanto di quelle della migliore tradizione classica.
Gli elementi di quel mondo arcaico occupano già dalla prima decade del Novecento gli scenari delle sue opere in modo prepotente,
grazie ad un linguaggio che articola sapientemente evocazione e invenzione e che conducono di lì a poco a quel processo di pietrificazione dello spazio e del tempo caratteristici della pittura metafisica. L’anima, le forme, i personaggi del mito ellenico, la quieta grandezza della statuaria classica, gli assolati silenzi del paesaggio meridionale sono poi sempre rimasti gli spunti basilari della sua ispirazione: de Chirico si riappropriava dell’arte greca antica nelle teste marmoree, nelle anfore, e nelle statue conservate dai più importanti musei archeologici italiani.
Nato a Volos, in Grecia nel 1888, l’artista non poteva che porre alla base della propria autobiografia il paesaggio culturale della sua infanzia, non separato dalla considerazione dell’impatto svolto dal Mediterraneo come ispiratore di cultura.
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