“Ritorno al Barocco”, sei mostre e trenta itinerari per ritrovare gli splendori napoletani

Tra il 1979 ed il 1984 tre grandi mostre raccontarono al mondo degli splendori che la città di Napoli, capitale del viceregno spagnolo e poi capitale del Regno delle due Sicilie, produsse in particolari momenti storici: la prima mostra fu “Civiltà  del Settecento a Napoli”, con sedi anche a Chicago e Detroit; cui fece seguito “Painting in Naples from Caravaggio to Luca Giordano”, che si dipanò tra Londra, Washington, Parigi e Torino ed ancora, “Civiltà del Seicento a Napoli”.

Bernardo Cavallino, San Giovanni. E' l'immagine guida dell'evento

Bernardo Cavallino, San Giovanni. E' l'immagine guida dell'evento

Per larga parte del pubblico, anche quello italiano, le mostre furono rivelatrici di una città “altra” e poco frequentata dalla critica  nazionale: emerse allo stupore di molti la capitale dai palazzi magnifici, degli artisti e degli artigiani eccelsi, la città delle 300 e passa chiese, dei cinque castelli, delle regge e dei musei straboccanti di capolavori. La città dove tremila anni di storia si sono sovrapposti senza mai escludersi completamente, e che ancora oggi riemergono, magari con gli scavi della metropolitana. Eppure c’è un’epoca su tutte che meglio può raccontare Napoli e la sua complessità ed è l’età del Barocco, in 150 anni compresi tra il ‘600 ed il ‘700 i comporamenti e gli aspetti caratterizzanti della città si radicarono profondamente con conseguenze ancora avvertibili. Anni che tornano ad essere raccontati nel grande evento espositivo “Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli”, che dal 12 dicembre sino alla primavera coinvolgerà i più bei musei cittadini ed, attraverso  una trentina di itinerari barocchi, renderà protagonisti chiese, palazzi e siti in tutta la regione Campania.

<<La città nel suo apparire, sino dal primo Seicento, costantemente segnata da contraddizioni tra vizi e virtù, miseria e nobiltà, fasti e misfatti, con atteggiamenti caratterizzati da forme d’insanabile individualismo e di coinvolgente generosità, con punte di altissima produzione culturale alternate a manifestazioni di esteso provincialismo viene vissuta e percepita come un vasto scenario, un “gran teatro del mondo”, dove si realizzava un inestricabile intreccio di ‘natura e artificio’, storia e mito, realtà e fantasia, protagonisti e comparse, ruoli, azioni e comportamenti diversi, ogni volta sia nelle scelte esistenziali sia nelle circostanze quotidiane, tragiche o festose. Il Barocco, quindi, come metafora o, meglio, come condizione reale e permanente di Napoli e dei napoletani, percepita nell’insieme come nei particolari: un continuum interminabile, coinvolgente e barocco, di antico e nuovo, di passato e presente, di speranze e delusioni, di passioni e timori>>.

Antonio De Bellis, San Sebastiano

Antonio De Bellis, San Sebastiano

La stagione del Barocco napoletano può essere definita cronologicamente da tre momenti: l’arrivo di Caravaggio a Napoli nel 1606; che segnà profondamente la pittura successiva (soprattutto col grosso dipinto delle Sette opere di misericordia corporale), quindi la presenza in città degli architetti Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga (1750) e infine, la partenza di Carlo di Borbone per la Spagna (1759) che segnerà la fine di un momento splendido.

Curato da Nicola SpinosaRitorno al Barocco” comprende nella sua direttrice principale sei esposizioni tematiche che  documentano i progressi conoscitivi dal 1979 al 2009, su aspetti, momenti e generi che caratterizzarono il periodo. Oltre 350 opere – in gran parte inedite o recentemente restaurate – tra dipinti, disegni, sculture, arredi, gioielli, tessuti, ceramiche e porcellane, vengono presentate al pubblico e suddivise tra i molteplici aspetti rappresentati dalla produzione artistica dei centocinquanta anni di elaborazione e diffusione di questo linguaggio figurativo e culturale. E così al  Museo di Capodimonte si potranno ammirare i dipinti da Caravaggio a Francesco Solimena (1606-1747) accompagnati da disegni provenienti da raccolte pubbliche e private. A Castel Sant’Elmo i restauri di dipinti e oggetti dal 1600 al 1750, provenienti da chiese e musei napoletani e ancora,  “Obiettivo sul barocco” con le immagini fotografiche di Luciano Pedicini. Tra la Certosa e il Museo di San MartinoIl Barocco in Certosa”, “Immagini della città” e “Ritratti storici”. Altra sede è il Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina dove si volgerà lo sguardo sulle “Arti decorative a Napoli in età barocca”, mentre al Museo Pignatelli la mostra  “La natura morta da Luca Forte a Jacopo Nani” e per finire, a Palazzo Reale, di scena “Architettura, urbanistica e cartografia, da Domenico Fontana a Ferdinando Sanfelice”, “Decorazioni e arredi barocchi nell’Appartamento Storico”,  “Intorno alla Natività: scene e  momenti di realtà familiare” .

L’intento ultimo dell’evento è di restituire della città quella immagine di splendido insieme di arte e cultura, quale apparve ai tanti viaggiatori italiani e stranieri che, con curiosità ed emozione, la visitarono nel Seicento, nel Settecento e ancora nel primo Ottocento. Un insieme straordinario, in chiese, palazzi e musei, che evidenziano e riaffermano singolarità, originalità e valori della lunga stagione di altissima civiltà europea e mediterranea quale è stata quella del Barocco a Napoli.

Informazioni www.ritornoalbarocco.com

Aniello Falcone, Battaglia

Aniello Falcone, Battaglia

Giuseppe Bonito, Scena in giardino

Giuseppe Bonito, Scena in giardino

Paolo Porpora, Sottobosco

Paolo Porpora, Sottobosco

Luca Forte, Natura morta con tartaruga marina

Luca Forte, Natura morta con tartaruga marina

© Riproduzione riservata

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3 commenti per ““Ritorno al Barocco”, sei mostre e trenta itinerari per ritrovare gli splendori napoletani”

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