Hopper svelato dalle pagine della sua “intima” biografia

Milano da oggi diventa ospite di un’importante mostra dedicata ad Edward Hopper, 160 opere dell’autore americano raccolte a Palazzo Reale, visitabile fino al 24 gennaio dell’anno prossimo. Tanto per buttare altra carne al fuoco degli appassionati, proprio domani esce nelle librerie, edito da Johan & Levi, una biografia definita “intima” del grande pittore. Titolo “Edward Hopper” (732 pagine, tradotte da Marcella Mancini ed Irene Inserra), semplice come si conviene. Autrice una sua stretta conoscenza, almeno per quello che riguarda gli studi: Gail Levin, curatrice dei lavori di Hopper presso il Whithney Museum di New York, insegnante e già mente di altri lavori dedicati al pittore interprete del suo tempo. Nelle pagine si leggono storie di intimità e relazione con la sua partner, Josephine (Jo) Nivison, che da modella per i suoi quadri si avvicinò sempre di più all’autore fino a diventare una sua complessata metà. Complessata da cosa però? Dal genio e sregolatezza del marito. Questo tratto si evince dalla lettura e dalla trasposizione delle lettere e dei diari della stessa Nivison, cui l’autrice è riuscita ad arrivare. Scorrendo questi scritti, che vanno più o meno dal 1920 al 1960, Jo, artista a sua volta, rivela tutto sulla campana di vetro nella quale l’aveva reclusa il marito. La capacità artistica della donna era costantemente criticata e sminuita dal marito che di riflesso, la costringeva a vivere sotto la sua ombra di successi. Con una specie di gioco sadico la donna però, tornava a cercare nuovi soggetti per lui, ispirandolo e contribuendo alla sua fama. Il rapporto con il marito non dev’essere stato facile per la signora Nivison. Hopper pare che ogni tanto allungasse violentemente le mani e le vietasse di fare qualunque cosa, tanto che la donna spesso temeva di essere in errore facendo anche la minima cosa o azione. Una specie di moderno “mobbing” insomma. Forse grazie a tutto questo turbine di emozioni e violenza psicologica, possiamo godere della vista dei capolavori dell’americano, da “Nighthawks” a “Tramonto a Cape Cod”, località vicina a Truro (Massachusetts), dove Hopper acquistò una casa nel 1937. Hopper scomparirà nel 1967 nel suo studio nel centro di New York.

(davide rabaioli)

© Riproduzione riservata

Condividi
facebook twitter delicious google digg reddit technorati su buzz mixx myspace
Post correlati

Lascia un commento