Milano, una “Casa delle lettere” per sentire profumo d’inchiostro e fruscio di carta

Luogo comune vuole che il computer abbia seppellito definitavamente l’usanza di scrivere delle lettere, mandato in pensione il rituale non privo di sensualità di prendere [...]

Luogo comune vuole che il computer abbia seppellito definitavamente l’usanza di scrivere delle lettere, mandato in pensione il rituale non privo di sensualità di prendere una busta e un foglio di carta, magari preziosa se la lettera è d’amore, e di prodigarsi con grafia accurata in quell’esercizio letterario che talvolta – se la penna era di quelle fini – ha dato vita a veri e propri capolavori. Il luogo comune in questione non si può smentire. E’ vero, ormai quasi nessuno scrive epistole alla vecchia maniera tanto più che la tecnologia, oltre ad averci fornito col pc uno strumento di scrittura di estrema efficacia con l’opportunità – che per molti è un difetto – di correggere errori e ripensamenti senza lasciare traccia, offre un ulteriore vantaggio: l’immediatezza. Cosa molto apprezzata se la lettera ha scopi commerciali o lavorativi, meno se l’oggetto della missiva è sentimentale, poiché toglie al ricevente ogni piacevole fremito di attesa. Elemento non secondario, che  completava la bellezza della lettera in sé. In definitiva, può un chiaro “Times new roman” sostituire una grafia personale? Ed un’e-mail deve essere considerata una lettera? In entrambi i casi il “No” è risposta d’obbligo.

Lo strumento è dunque cambiato ed oltre ad impoverire il rituale dello scrivere ha modificato radicalmente il linguaggio, le abbreviazioni da sms si sono travasate nella posta elettronica e la prosa è diventata più asciutta, a volte troppo, e a tutto scapito delle belle lettere. Eppure questo vituperato strumento, globalmente accusato di aver ammazzato ogni romanticismo, probabilmente ha salvato il concetto di “scrivere a…” da sicura estinzione. Certo, ha trasformato la missiva in e-mail, ma siamo sicuri che i frenetici ritmi odierni avrebbero, pc o non pc, consentito la sopravvivenza della cara vecchia lettera? Se dicessimo che il nemico principale della missiva non è il computer ma il telefono non ci allontaneremmo dalla verità.

Resta il fatto che le lettere – proprio come i panda – meritino azioni di salvaguardia e tutela e con questo scopo, a Milano nasce una “Casa delle lettere” alla biblioteca Sormani. Il progetto è frutto della collaborazione tra l’assessorato alla Cultura del Comune e il “Festival delle lettere”, in programma domani, a partire dalle ore 16, al Teatro Dal Verme. Festival con tanto di premi e spettacolo di letture (il programma su www.festivaldellelettere.it). Giunto quest’anno alla 5a edizione, si tratta di un concorso, unico nel suo genere, nato con l’intento di far riscoprire le emozioni e il piacere della lettera scritta a mano. Per ciascuna edizione sono stati proposti diversi “personaggi” a cui indirizzare le proprie missive, raccogliendo così migliaia di testi, ma – cosa più importante – un patrimonio di esperienze, storie di vita, pensieri da tutta Italia e non solo.

Con il progetto della “Casa delle Lettere” le missive ricevute troveranno la loro naturale dimora. La Biblioteca Sormani, applicando le più moderne tecniche di conservazione, archivierà questa originale raccolta mettendo a disposizione del pubblico le lettere più belle, che saranno consultabili attraverso DigitaMi (la Biblioteca Digitale delle Biblioteche Comunali di Milano). Un archivio on-line dove i lettori potranno conoscere storie e sentimenti che persone vere hanno voluto trasmettere e raccontare. Ecco dunque che l’elettronica torna ad essere “amica” delle epistole.

“Con l’edizione 2009 del festival, dedicato quest’anno alle Lettere a uno straniero, oltre a riscoprire il piacere e il potere del mano-scritto, si aggiunge un lavoro di scrittura su un più ampio valore interculturale –  commenta l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. Asseriva Jacques Derrida, di cui ricorrono i cinque anni dalla scomparsa: ‘Vivo fra manoscritti scritti a mano, il computer, le macchine… e in ogni istante devo prendere una decisione per sapere se qui preferisco il computer, qui la macchina da scrivere, qui la scrittura manuale, questo ritmo o quell’altro; cambio ritmi, vado a molti ritmi, non voglio rinchiudermi in un solo ritmo’. Il grande filosofo francese – continua Finazzer Flory - aveva ben descritto la nostra mutata condizione di vita in rapporto alle nuove tecnologie digitali che accelerano e innovano le varie forme di comunicazione sapendo cogliere, però, l’importanza della scrittura manuale e di quel cambio di ritmo che ci conduce ai tempi del pensiero, della parola, dell’emozione”.

Ci piace pensare che ognuna delle lettere ricevute contenga la traccia di una vita, di un’esperienza, di una sensazione comunque vera e, in quanto tale, dall’imprescindibile valore – afferma Luca Carminati, uno degli organizzatori e ideatori del festival -. La Casa delle Lettere sarà un deposito di emozioni della gente comune per l’intera collettività, un patrimonio dal forte valore sociale e sentimentale”.

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