Steve McCurry, dopo l’Ambrogino d’oro una retrospettiva (imperdibile)
“Il senso più profondo dell’opera artistica di McCurry è l’uguaglianza della condizione umana al di là delle epoche, del tempo, dello spazio e dei diversi Paesi. Ed è proprio questo il filo rosso che collega fra loro le immagini che, in oltre trent’anni di carriera, McCurry è stato capace di catturare”. Non sono le parole di un critico, ma del sindaco di Milano Letizia Moratti, pronunciate ieri a Palazzo Marino, mentre consegnava l’Ambrogino d’oro –l a maggiore onoreficenza cittadina – al grande fotoreporter.
Steve McCurry, nato a Philadelphia nel 1950, fotografo viaggiatore, vetrano del National Geographic e reporter di guerra e d’impegno sociale, ha vinto per due volte del World Press Photo Awards, il Nobel della fotografia grazie ad opere che mostrando volti, colori, paesaggi, luci, atmosfere, hanno svelato all’occidente l’identità di paesi complessi e misteriosi come l’Afghanistan, l’India, il Tibet, la Birmania. Scatti illuminanti, capaci di spingere lo sguardo dello spettatore oltre la soglia del visibile, capaci di pentrare direttamente la sfera emotiva resituendo, anche nelle riprese più quotidiane, il senso profondo della dignità umana. A qualsiasi latitudine, in qualsiasi circostanza. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te», bastasse la pazienza…
Non c’è dubbio che nell’inverno milanese, la mostra “Steve McCurry Sud Est”, in programma dall’11 novembre al 31 gennaio a Palazzo della Ragione sia uno degli eventi salienti. In duecento scatti, il percorso espositivo, curato da Tanja Solci è un’efficace sintesi degli ultimi trenta, e intensissimi anni della carriera del fotografo.
“La sequenza di immagini presentata in questa mostra – ha affermato lo stesso McCurry – evoca l’ampio mosaico dell’esperienza umana e i miei incontri casuali con sagome e ombre, acqua e luce. Ho voluto trasmettere al visitatore il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.
C’è uno scatto di McCurry che è diventato un’icona della fotografia contemporanea, il ritratto di Sharbat Gula, Afghan Girl, pubblicato in copertina del National Geographic Magazine nel giugno 1985. Una ragazza di straordinaria bellezza che incarna l’antica dignità del suo martoriato popolo. E’ questa l’immagine scelta per la locandina
“Ho voluto mettere in scena l’anima di un grande artista – dichiara Tanja Solci – che nel suo percorso creativo e professionale ha avuto la straordinaria capacità di entrare ed uscire dalla tragedia della guerra, uno scatto diventa simbolo di un momento storico, un ritratto acquista la forza di un’icona sacra. E se per un istante fossero i protagonisti di queste immagini a guardare noi?” Le 200 fotografie rompono il tradizionale rapporto frontale con il visitatore. Il suggestivo allestimento di Peter Bottazzi propone metaforici rami di alberi in un’installazione appositamente pensata per Palazzo della Ragione. Ragazze afgane, monaci, bambini tibetani si animano in una fitta foresta dove tutto è sospeso. Si potrà camminare e immergersi nel mondo del fotografo americano fino a quasi a sentire i rumori e gli odori del luoghi rappresentati. Si diventa scorci di realtà, mescolandosi alla bellezza del racconto fotografico e del mondo incontrato da McCurry.
Il percorso espositivo di SUD-EST si compone di sei sezioni. I “Ritratti”, quindi “Silenzi e viaggi” dove si rappresentano persone in preghiera, scenari di silenzio. Lo spettatore segue e vive insieme all’artista non solo i suoi viaggi fisici nei differenti paesi che egli ha percorso ma anche lo stupore di fronte al rapporto dell’essere umano con l’Assoluto. La terza sezione è intitolata “War”. Proprio tornando da un viaggio in Tibet, era il 10 settembre 2001, Steve McCurry assiste il giorno dopo, dalla finestra del suo studio di New York, alla distruzione delle Torri Gemelle. Un passaggio improvviso e scioccante: dal silenzio del viaggio insieme al Dalai Lama alla scena del crollo delle torri. Le sue fotografie sono vicine ad altre fotografie, che raccontano anch’esse la guerra, la tragedia, il dramma dell’umanità contro l’umanità. Non c’è nessuna retorica in questa sezione. La tragedia è colma di “poesia”, il dolore viene trasfigurato dall’armonia delle immagini. Questo albero è il cuore della mostra. Bellezza e tragedia si intrecciano, comunicando il mistero della condizione umana sulla terra. Quarta sezione: “Joy and life”. È l’uscita dalla guerra. Le fotografie di McCurry immortalano scenari di allegria, intensità di colori, vita che scorre e fluisce e che si riprende i suoi spazi. Quinta sezione: “Children” dove si riflette su uno dei temi più drammatici della storia dell’umanità: lo sfruttamento dei bambini, che vede nei bambini soldato l’apice della sua rappresentazione.
L’impianto della mostra si conclude con la sezione dal titolo Beauty. Qui s’incontrano tre immagini, una delle quali è il celebre scatto della bambina afgana dagli occhi verdi, diventata ormai un’icona della fotografia contemporanea. Le altre due sono anch’essi ritratti (una studentessa afgana con i libri in mano e una ragazza pakistana con uno scialle verde), che per il curatore testimoniano altre due icone femminili del nostro tempo attraverso l’opera di McCurry.
Nel percorso saranno presentate tre ulteriori sezioni fotografiche, costruite come “cortometraggi”, con una fila ininterrotta di fotografie che compongo tre diverse storie: Monsoni, Aids, Ritratti.
L’esposizione si avvale della preziosa partecipazione di Arnoldo Mosca Mondadori per l’elaborazione dei contenuti, di Stefano Senardi che ha seguito la costruzione della mostra fin dalla sua origine, Roberto Da Pozzo per la progettazione grafica e di Biba Giacchetti che con la sua agenzia SudEst57 segue le relazioni del fotografo in Italia. Sud-Est, il titolo della mostra è un omaggio allo stretto legame che McCurry ha con questa parte del mondo e con la sua agenzia italiana.
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