Siamo cresciuti a pane e canzoni! Non voglia sembrare un’eresia, ma ad unirci sono state la radio, la televisione e le canzoni del Festival di Sanremo piuttosto che il Risorgimento. Dopo il 1861, l’Italia era fatta, non così gli Italiani, che si resero conto di far parte della stessa nazione, con un’unica lingua, grazie alle canzonette diffuse ovunque dalla radio, prima, dalla televisione, poi.
Dal 1951 il Festival di Sanremo, con tutti i suoi “riti”, entrò a far parte delle nostro calendario popolare, tanto che la data si evidenziava sul taccuino di casa quasi fosse una occasione di festa allargata. E, in effetti, da quando la televisione aveva iniziato a trasmettere l’evento (nel 1955), la gara canora richiamava nei bar e nelle osterie intere famiglie. Fu la ‘magia’ del video a rendere popolari ovunque non solo le melodie, che poi sarebbero diventate la colonna sonora della nostra vita quotidiana, ma pure i volti e le caratteristiche di cantanti e presentatori. Accanto ai motivetti da canticchiare, fu la televisione a diffondere ‘la moda’. Vedere il cantante preferito con l’abito elegante o meno spingeva all’imitazione lo spettatore, che cercava poi di immedesimarsi nei panni dell’idolo apparso sullo schermo.
Il Festival di Sanremo, a braccetto della TV, fece da volano alle mode e ai consumi, ‘modernizzando’ a poco a poco un’Italia rurale che si andava industrializzando. Ascoltate e ‘viste’ sullo schermo le canzoni riscuotevano successo e, con effetto a catena, venivano gettonate nei juke-box di ogni angolo, anche il più sperduto, dello Stivale. L’avvento in Italia dei 45 giri (1951) rese la musica più fruibile. E’ così che ogni generazione da allora ebbe la propria colonna sonora degli anni migliori: i migliori anni della nostra vita!, per parafrasare una celebre canzone.
L’idea di una gara canora per rilanciare l’immagine di Sanremo dopo la disastrosa guerra era già venuta ad Amilcare Rambaldi, lo stesso che, anni dopo, sarebbe diventato fondatore del Club Tenco. Angelo Nizza e Riccardo Morbelli proseguirono nel progetto, fortemente sostenuto dall’industriale Pier Bussetti, imprenditore e gestore del Casinò di Sanremo. Il Festival, in effetti, intendeva promuovere la canzone italiana e, nel contempo, togliere clienti al più rinomato Casinò di Montecarlo, concorrente agguerrito a mezz’ora d’auto. La manifestazione fu inizialmente trasmessa per radio ma, di lì a qualche anno, la televisione ‘sposò’ l’evento, costituendo un indissolubile binomio di successo.

IL PRIMO FESTIVAL (1951) Il Festival ebbe il suo esordio di lunedì, notoriamente una ‘giornataccia’ per gli incassi del casinò; una serata, quindi, da ‘inventare’ con qualche trovata. E il Festival divenne “la trovata!”!
La prima edizione, gennaio 1951, organizzata dalla Rai (per radio venne trasmessa solo la serata finale del 31 gennaio) e dal Casinò della città ligure, fu presentata dal ‘mitico’ Nunzio Filogamo. Orchestra diretta da Cinico Angelini. Le cronache ci parlano di pochi spettatori all’esordio; ma, si sa: lo spettacolo era tutto da inventare e reclamizzare.
A interpretare le venti canzoni in gara ecco Nilla Pizzi, Achille Togliani e il duo Fasano (Dina e Delfina, due sorelle di Torino). Il giudizio degli spettatori presenti al Casinò decretò vincitrice del 1° Festival di Sanremo Adionilla Pizzi, detta Nilla, classe 1919, con Grazie dei fior (36mila dischi venduti); al secondo posto Nilla Pizzi e Achille Togliani con La luna si veste d’argento; terzo posto Achille Togliani con Serenata a nessuno.
La canzone ‘strappalacrime’ della Pizzi divenne presto un cult popolare, con le massaie innamorate che canticchiavano: Grazie dei fior. Fra tutti gli altri li ho riconosciuti. M’han fatto male eppure li ho graditi. Son rose rosse e parlano d’amor.

Nel 1952, trionfo e consacrazione della ‘regina’ della canzone italiana: l’insuperabile Nilla Pizzi con i primi tre posti: Vola colomba (un inno in onore di Trieste); Papaveri e papere; Una donna prega. La classifica segnò la definitiva affermazione della Pizzi, con un exploit veramente unico.
Nunzio Filogamo si presentò al pubblico con il suo saluto Miei cari amici vicini e lontani che sarebbe poi divenuto inconfondibile per tutti gli ascoltatori.
Il Festival iniziava a ‘creare’ dei personaggi, rimasti per sempre nell’immaginario collettivo. Grande successo ebbe Papaveri e papere, motivetto assai orecchiabile che qualcuno volle interpretare come una satira politica verso alcuni politici di governo: Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti e tu sei piccolina, e tu sei piccolina (…) sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?
La terza edizione del 1953 cominciò a richiamare l’interesse dell’industria discografica (nel 1953 ecco la Rca in Italia) e della stampa, decretando così il successo della manifestazione. Al primo posto, Carla Boni e Flo Sandon’s con Viale d’autunno; secondi Nilla Pizzi e Teddy Reno con Campanaro; terzi Teddy Reno e Achille Togliani con Lasciami cantare una canzone. Era l’anno della consacrazione di Sanremo come evento di musica e mondanità. Iniziavano le polemiche che, da allora in poi, avrebbero contribuito a suscitare interesse intorno alla gara. La presenza di due orchestre diede ‘fuoco’ alle polveri: accanto al noto maestro Cinico Angelini, ecco Armando Trovajoli, jazzista, chiamato a modernizzare gli arrangiamenti.
La canzone di Gino Latilla, Tamburino del reggimento, dovette far fronte all’accusa di plagio della canzone fascista Giarabub.
Gran lavoro anche per i giornalisti del gossip (allora non si chiamava così): Carla Boni sposava Gino Latilla (dopo il furibondo addio del cantante a Nilla Pizzi); Flo Sandon’s era moglie di Natalino Otto. Tutto faceva notizia e d’altronde la carta stampata iniziava a occuparsi di cronaca ‘leggera’. Non per niente l’anno prima aveva visto la luce Sorrisi e canzoni d’Italia (presto rinominato Sorrisi e canzoni), un settimanale nazionale e ‘popolare’ non solo per gli argomenti ma anche per il numero di copie vendute.
>leggi Sanremo History 1954 – 1956
>leggi Sanremo History 1957 – 1959
Francesco Ruga, giornalista pubblicista, insegnante di Lettere e archeologo storico vanta diverse pubblicazioni riguardanti la vita sociale e culturale dell’Otto-Novecento nell’ambito del territorio Cusiano, in provincia di Novara. Sua anche un’approfondita prospettiva di Tom Antongini, poliedrica figura dannunziana. Nel 2007 il suo libro “Poi ti giri ed è già lunedì” (storie di un paese di lago in un’estate senza tempo al ritmo del juke-box) ha vinto il “Tau d’oro” a Orta.
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