Visse una vita da esule, ma non abbandonò mai il suo villaggio natale, Vitebsk in Bielorussia, coi suoi personaggi sognanti, le brume, i camini fumanti e le fioche luci perdute nella notte che Chagall seppe trasportare in mille e più dipinti rendendo la nostalgia più bella e vivida d’ogni possibile realtà. Se gli sposi, i rabbini, i contadini, i suonatori e anche gli animali di Vitebsk sono un motivo più che ricorrente nelle opere di Marc Chagall, ad un certo punto della sua vita il grande artista ebbe un rendez vous che lo folgorò e che aggiunse nuova luce alle sue opere. Incontrò il Mediterraneo, ne percorse le sponde, dalla Francia alla Terra Santa alla Grecia e da allora anche il suo paesaggio mentale mutò, la sua pittura divenne più ariosa, la sensualità del colore divenne dominante, la luce cristallina. Nella magnifica cornice del Palazzo Blu, a Pisa, venerdì 9 ottobre inaugura una mostra dedicata proprio a sondare questo aspetto dell’opera del bielorusso, titolo “Chagall e il Mediterraneo” ed è curata da Claudia Beltramo Ceppi e Meret Meyer. Fino al 17 gennaio saranno in esposizione 150 opere, tra dipinti, sculture, ceramiche e litografie, create dall’artista a partire dal 1926 quando appunto, per la prima volta, conobbe i paesaggi mediterranei. Si tratta di opere provenienti dalle più importanti istituzioni pubbliche francesi, come il Musée National Marc Chagall di Nizza, il Centre Pompidou di Parigi, il Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis e da collezioni private.
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni che analizzeranno i grandi temi con cui Chagall affrontò la sua nuova vita artistica, alla scoperta di una di una luce assolutamente diversa dall’esperienza di Vitebsk ma anche di Parigi e Berlino, le città dove aveva soggiornato dopo l’esilio.
“…avevo l’impressione che se restavo ancora a Vitebsk mi sarei coperto di peli e di muschio.” “Sto molto bene con voi tutti. Ma…avete sentito parlare delle tradizioni, di Aix, del pittore che si tagliò l’orecchio, di cubi, di quadrati, di Parigi? Vitebsk, ti abbandono. Restate soli con le vostre aringhe!” scriveva Chagall dal sud della Francia.
E’ nella prima sezione, La Costa Azzurra, che si può osservare con chiarezza come la tavolozza del pittore tra gli anni ’20 e ’30 si modifichi sotto il cielo mediterraneo. Una ventina i grandi dipinti proposti, tra cui opere celeberrime come La musica, il Circo in rosso, Gli amanti a St. Paul, I grandi mazzi di fiori, e poi una serie di grandi disegni in bianco e nero e numerose tempere che testimoniano la volontà di rendere l’aria e la luce attraverso diversi strumenti e tecniche.
Nella seconda sezione, La Grecia, in mostra la serie completa delle 42 tavole e di alcune gouache di Dafni e Cloe, che restituiranno le emozioni provate da Chagall di fronte alla scoperta della civiltà classica del Mediterraneo.
Il Muro del pianto e il panorama di Gerusalemme, la veduta della sinagoga di Vilnius, degli anni precedenti alla guerra, faranno da prologo alla sezione de La Bibbia, fondamentale nell’attività di Chagall.
La serie delle tavole per La Bible di Tériade, gli straordinari acquerelli preparatori e, soprattutto, i grandi dipinti raffiguranti la crocifissione del Cristo vestito in panni ebraici, danno conto dell’importanza e della forza con cui l’artista si accostava a questo tema.
L’esposizione si chiude con le sezioni dedicate alla scultura e alle ceramiche e ai collage. Con le ceramiche si manifesta la volontà di Chagall di appropriarsi, lavorandola col fuoco, della terra della nuova patria; quindi il confronto con la storia del Mediterrano, ovvero con l’arte classica che esternò attraverso la scultura. Nell’ultima sezione vengono presentate le opere forse meno conosciute di Chagall. Alla fine della sua vita, infatti, l’artista si dedicò alla realizzazione di alcune decine di collage, realizzati in maniera sperimentale includendo pizzi, stoffe, parti di dipinti e di disegni in una sorta di giostra creativa senza più limiti
L’esposizione è la prima di un ciclo triennale dedicato ai grandi maestri dell’arte del Novecento e al loro rapporto con le tradizioni, la luce e le culture del Mediterraneo e che, nel 2010, sempre a Palazzo Blu, vedrà protagonista Joan Miró.
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