Il racconto della domenica

Maria restituì la sua anima all’Onnipotente una mattina di tarda primavera. La prova costume quell’anno era saltata. Eccolo l’unico risvolto positivo di una vicenda cominciata a marzo, con la scoperta della brutta malattia: una malattia sporca, di quelle che nel giro di qualche mese ti tolgono prima la dignità e poi la vita. Quando esalò l’ultimo respiro, solo lei pensò che non si trattasse di una liberazione, capì che era finita ed ebbe paura. Ripensò per un attimo alla struggente fine di Violetta, la Signora delle Camelie, e per la prima volta l’invidiò, ma durò un istante.

Gino, il marito, non dovette avvisare nessuno della dipartita, né dovette darsi da fare per apparecchiare le esequie. Pensarono a tutto le amiche e questo fu un gran sollievo per il poveretto, che dopo mesi di amorevoli cure si ritrovava, adesso, come inebetito dal dolore e dall’assenza.

Sarà il caso di avvisare la stampa?”, disse Gisella, la migliore amica della defunta, colta dall’idea mentre avvitava una moka da otto tazze lucida come nemmeno l’acciaio. Già, per la pulizia la povera Maria era imbattibile – forse un po’ fissata – ma in quella casa alla fine ci potevi mangiare per terra. “Ci penso io”, irruppe il solido Edoardo, il marito, uomo affidabile e di temperamento “conosco il corrispondente dell’Ansa basterà una telefonata”.  casalinga

I giornalisti si riversarono a valanga in quella casa della primissima periferia, dove, buon per loro, nessuno si negò alle interviste. “Se la conoscevo? Pensate che a volte ci confondevano”, assicurò ai microfoni di RaiUno la “sciùra” Sofia del terzo piano “del resto sapete dirmi cosa ci avesse di speciale?”.

Anche Gisella recitò la sua parte davanti alle telecamere, indossò gli occhialoni neri e dichiarò al Tg5 con tono convincente: “Negli ultimi anni Maria aveva scoperto i probiotici, li usava con regolarità e si trovava molto bene, era certa di avere un sitema immunitario di ferro…e invece, siamo niente, siamo niente”.

I probiotici, assieme al Web erano stati davvero l’ultima scoperta della povera Maria, la quale, superate le prime difficoltà nell’uso di Internet grazie ad un corso accelerato organizzato dal Comune s’era lanciata piena d’entusiasmo nel meraviglioso mondo della Rete finendo per diventare la vera e propria anima di buonsenso in decine di forum femminili: “Fa la cosa giusta”, “Non solo tv”, “Donne contemporanee”, “Benessere, charme e risparmio” e così via. Anche in mondo virtuale sentì la sua mancanza quando la malattia le tolse le forze per sedersi al pc. E mentre la stampa assediava già da qualche ora la palazzina di quattro piani e le telecamere fissavano quella finestra tristemente chiusa, nell’appartamento di Maria cominciò la processione dei volti noti. Pippo Baudo fu tra i primi ad arrivare, elegante e compunto, poi giunse la Clerici (con i tacchi 12), diversi rappresentanti delle amministrazioni locali, qualche presetantore passato alle televendite, molti telvenditori di professione e, quando ormai imbruniva, Al Bano, corso sul posto non appena ebbe saputo che la poveretta nutriva una vera e propria ammirazione per la sua voce tenorile. Con generosità, il cantante, nell’edizione speciale di Porta a Porta assicurò a milioni di spettatori che si sentiva onorato di poter cantare “Candle in the wind” alla funzione funebre. Bruno Vespa si stropicciò le mani durante la pausa  pubblicità, lo share era salito al 78 per cento.

Per il corteo, invece, a scegliere la musica fu l’onnipresente Gisella, che da profonda conoscitrice dei gusti di Maria ordinò alla Banda Comunale di intonare la sigla di Sentieri, “tanto amata dalla poveretta”, solo quando il feretro avesse raggiunto il centro esatto della piazza Ducale. Così fu, e fu la ciliegina sulla torta. Sulla bara, colma di fiori, una cornice d’argento con la foto delle nozze e l’ultima raccolta punti dei probiotici, che Maria non aveva avuto il tempo di completare.

Due settimane dopo, riportarono puntualmente i giornali, l’azienda produttrice della bevanda coi superfermenti, fece egualmente dono alla famiglia della trapunta (in vera piuma d’oca) che la donna non s’era goduta.

Certo, non era una cima, ma proprio per questo sarà più vicina a Dio”, disse il vescovo in una commossa orazione funebre ripresa in diretta da tutte le reti nazionali. Il giorno dopo anche sui giornali di sinistra, quelle femministe che negli anni ’70 avevano sparato a zero su Maria, trovarono per lei parole di solidarietà.

Ma, passato il momento, nessuno si rammaricò più della morte della casalinga di Voghera. (Randy D.)

© Riproduzione riservata

Condividi
facebook twitter delicious google digg reddit technorati su buzz mixx myspace
Post correlati

Lascia un commento