Adesso è un’anziana che si gode un agiato pensionamento al benefico sole della Costa Azzurra, un’attempata signora presa dal suo privato e pure capace di tornare ad usare l’influenza di un personaggio pubblico di primo piano per difendere i cinghiali minacciati dai cacciatori o intraprendere nuove battaglie animaliste. “Brigitte è invecchiata male”, sussurranno nelle parruccherie signore finalmente felici di essersi sbarazzate di quella concorrente che in altri tempi le avrebbe ignorate per “manifesta superiorità” e intanto sfogliano le riviste patinate che impietosamente celebrano i 75 anni del mito Bardot mostrando immagini del prima e del dopo. Quelle foto di una divina bellezza che ha connotato un’epoca e che adesso scompare sotto il peso di troppe rughe, di un casual che somiglia a trasandatezza, di capelli dal colore ormai indefinito. Fino al suo ritiro dalle scene, nel 1973 (e dopo 48 film girati) B.B. è stata costantemente sulle prime pagione di quei giornali che oggi ne celebrano la vecchiaia, ha avuto un milione di copertine senza temere di mostrarsi nuda o di vivere pubblicamente le sue storie d’amore. Di lei è stato detto tutto: che era il simbolo della Francia, che è stata un’icona glamour del dopoguerra come James Dean, Marilyn Monroe o i Beatles o ancora, che ha incarnato il simbolo di una liberazione femminile vissuta con naturalezza assoluta perché lei stessa era una forza della natura. A questa icona di un tempo andato, la Francia dedica una mostra “Brigitte Bardot, les années insouciance“, allestita all’Espace Landowski a Boulogne-Billancourt, vicino Parigi. Il tentativo è quello di ripercorrere le tappe di una carriera che ha avuto un’impatto formidabile sul suo tempo. Ad aprire la mostra è una clip in cui l’attrice indossa lunghi stivali neri, nuda sotto una bandiera francese che l’avvolge. Immagine emblematica di come il sex symbol fosse anche una sorta di patrimonio nazionale.
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