Ecco di nuovo comparire il famoso 2012. Pare che di questi tempi non si parli d’altro e che tutti si spingano a fare i profeti, catastrofici da un lato e positivi dall’altro. Difficile capire chi avrà ragione, anehe perchè se la profezia presa in primis dai Maya fosse vera, chi se l’accolla la responsabilità di dire “ecco, ve l’avevo detto”? Ma siccome siamo nel piano dell’invenzione, dato che il libretto delle istruzioni della fine del mondo è andato misteriosamente perso e quindi non abbiamo idea di cosa potrà realmente succedere quel fatidico giorno 21 dicembre 2012 (ci faranno anche le magliette come per il “millennium bug”?), in tanti depositari di cultura sottolineano particolari esempi di “déjà vu”, già visto, già sentito. In particolare, questo giro tocca a Jack London (al secolo John Griffith Chaney London) scrittore e reporter americano in vita a cavallo tra 1800 e 1900, che nel 1912, forse per dare una botta di vita dopo il disastro del “Titanic” se ne esce con un racconto lungo, “La Peste Scarlatta”, scritto nel quale si racconta del mondo di 100 anni dopo (ops, proprio il 2012) che si sta lentamente riprendendo dopo una pandemia, un virus che ha costretto la terra alla distruzione. Che già oggi noi si abbia una certa fobia per influenze e pandemie è verificato anche dai tempi dalla “Sars” o ancora prima, nel 2001 a “Torri Gemelle” abbattute, per antrace e cose varie (chi si fidava ad aprire le buste o a leccarle?). In compenso, di sicuro le patologie esistono, per carità, ma sulla loro reale capacità di diffusione siamo ancora legati ai titoli apocalittici dei giornali. Ma per tornare a “La peste scarlatta”, i protagonisti son un nonno ed un ragazzino, Edwin, normale metafora dei momenti di rinascita, la storia e la conoscenza unita alla forza della gioventù ed il futuro della specie. Lo scenario sembra una specie di “Tank Girl” o “Mad Max”, con l’umano regredito al primitivo che uccide per vivere. Ma in tutto questo smarrimento di ideali, fedelmente custoditi dal nonno, proprio a questo London fa parlare del “censimento della popolazione mondiale del 2010, quando vivevano quasi 8 miliardi di persone dul pianeta terra”. Se ha inventato, non è andato molto lontano dalla realtà. “La Peste Scarlatta” ora è edito da Adelphi ed è disponibile in libreria ed è curato da Ottavio Fatica. Curioso, per restare nella fanta – politica che permea il racconto, il richiamo e l’insegnamento che fa il nonno, ricco di esperienza, che parla di un ritorno all’origine, un reset che negli anni farà tornare in vita la polvere da sparo che verrà di nuovo usata per uccidere altri umani e così la ruota ricomincia a girare. Di nuovo da capo. Più o meno come dicevano i Maya. Sarà poi vera questa apocalisse? Forse non resta altro da dire che: chi vivrà, vedrà. Non manca molto. (Davide Rabaioli)
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