Premio Pieve, un diario sulla follia dei manicomi vince l’edizione 2009. A De Gregori il premio “Città del diario”
Dopo aver toccato i 25 anni, s’è conclusa ieri, nella “Città del diario“, l’edizione 2009 del Premio Pieve, il concorso ideato dall’Archivio nazionale dei diari di Pieve Santo Stefano (Arezzo) che ormai da un quarto di secolo custodisce e tramanda alla memoria piccole-grandi storie personali d’ogni tempo. Le storie individuali, le storie che fanno la storia. Non a caso il filo conduttore lungo il quale s’è dipanata questa edizione del venticinquennale ha preso a prestito la canzone di De Gregori “La storia siamo noi” per guardare all’intrecciarsi delle vicende individuali e collettive. Ed al cantautore romano, ieri sera, è stato consegnato il ‘Premio Citta’ del Diario‘, in passato attribuito a Mario Perrotta, Rita Borsellino, Ascanio Celestini, Marco Paolini.
Ma il Premio vero e proprio è quello che guarda alle vicende umane delle gente comune, “gente che fa la storia“, magari senza rendersene conto, impegnata com’è a vivere e – spesso – a lottare per essa. Quest’anno al Premio Pieve sono passati diari, epistolari e memorie che riguardano la storia del nostro paese prima e dopo l’Unità, storie che hanno affrontato di volta in volta vicende personali e non, l’ultima guerra mondiale, la storia del fascismo come quella dell’Italia repubblicana, i sentimenti e i rapporti tra donne e uomini, le malattie mentali come le esperienze dei manicomi dopo la riforma Basaglia del 1980.
Proprio un diario sulla malattia mentale è alla fine risultato vincitore.
Lo ha scritto Sabina Perla, ed è intitolato “Die Katastrophe”, le pagine attraversano il mondo manicomiale con una forte tensione descrivendolo in maniera critica e assai vivace.
Ecco come ne parla la giuria nella motivazione al Premio:
<<Leggiamo finalmente uno sguardo dal di dentro sui manicomi italiani e sulla burocrazia statale della devianza e del disagio dopo la legge Basaglia.
La storia di questa donna che vive con grande sofferenza la sua vita, senza sapere perché, trascinata di crisi in crisi senza che nessuno sappia intercettare il suo dolore, ha un valore esemplare per il nostro paese.
Sono tremende e straordinarie le pagine dei suicidi mancati. Sabrina ha uno sguardo lucido sugli altri e su se stessa, una amarezza forse inguaribile,una rabbia che merita di essere letta e ascoltata.
La giuria sente, nello stesso tempo, l’esigenza di segnalare il diario di Antonio Sbirziola “Povero, onesto e gentiluomo”, già premiato alcuni anni fa per un altro brano della sua lunga autobiografia.
Sbirziola è un narratore nato e sta costruendo a poco a poco una formidabile epopea italiana picaresca e sgangherata, acuta e terribilmente autentica.
Anche il linguaggio che Sbirziola usa è inventivo, d’autore e si legge con grande interesse>>.
A questo punto non resta che attendere che queste struggenti pagine di vita vengano pubblicate. Solo così la loro missione testimoniale potrà compiersi appieno.
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