KayOne, l’epopea di un ex writer (oggi pittore) approda in Triennale
Anche i writer crescono, invecchiano, “mettono la testa a partito“, magari sfogando l’eccesso di cretività lavorando in un’agenzia pubblicitaria. E’ questo il percorso di KayOne, al secolo Marco Mantovani, classe 1972, uno Uno dei writer italiani della prima ora. Ha cominciato ad “operare” nel 1988, a 16 anni ed a Milano è considerato un pioniere. Girava con la bomboletta quando i graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani. Oggi che ha 37 anni, passa gran parte del suo tempo negli uffici dell’agenzia pubblicitaria Mantovani ADV, fondata insieme a suo fratello lavorando come art director e dipingendo quadri. Tuttavia Marco Mantovani non ha mai abbandonato la passione per l’arte ed il writing, che fa parte ancora oggi della sua quotidianità. Da domani alla Triennale Bovisa è in allestimento la mostra “KayOne – Caratteri Mobili“, curata da Marco Meneguzzo, l’esposizione (il cui titolo rimanda ai caratteri mobili della stampa di Gutemberg ma anche ai caratteri dipinti sui vagoni della matropolitana) raccoglie la ricerca artistica di KayOne dalla partecipazione nel 2007 alla mostra Street Art, Sweet Art presso il PAC di Milano ad oggi.
Il writer è dunque diventato un pittore che si confronta con molteplici supporti, partendo dal muro per arrivare alla tela, al metallo e ai tessuti tecnici
Eastpak. Sotto la curatela di Marco Meneguzzo, KayOne trasporta nel contesto istituzionale della Triennale Bovisa il sapore della strada e del suo fermento artistico, coinvolgendo il pubblico in un percorso che l’artista vive sui muri delle strade nazionali e internazionali da oltre 20 anni.
Accostamenti di colore piacevoli e audaci, caos energetico di linee, forme che richiamano le arterie urbane, il respiro della città e dell’arte che la colora, il passaggio di KayOne alla pittura è crescita non tradimento, manifestazione di un talento artistico capace di trasportare su tela le emozioni della strada, il sapore del vissuto e dei muri di periferia.
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[...] da un’impostazione molto legata alla “street art“, gli interventi dell’artista tedesco Boris Hoppek vanno oltre l’urban action, [...]
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