Il manifesto di Marinetti? Fu pubblicato a Napoli, poi a Parigi. Una Piedigrotta futurista per scoprirlo
Era la festa popolare per eccellenza: caotica, tumultuosa, eccessiva, scostumata. E così era sempre stata, sin da quando non si chiamava Piedigrotta e si consumava tra baccanali e omaggi al dio Priapo in un luogo magico quanto denso di mistero, la Crypta neapolitana , tagliata per tutta la lunghezza in questi giorni di settembre da un raggio di sole. Non stiamo qui a raccontare la storia – troppo lunga – di questa festività partenopea, festa che come tante ritualità legate al culto cristiano, nasce pagana e diventa devota. Piuttosto proviamo a raccontarne, in breve, l’edizione 2009, al via oggi con l’inaugurazione a Palazzo Reale della mostra sul Futurismo curata da Achille Bonito Oliva. Una nuova celebrazione al Futurismo dunque, e anche i carri allegorici che sabato attraverseranno la città, sono ispirati al movimento di Marinetti e compagni: sono dieci ed ognuno in rappresentanza di una municipalità.
La celebrazione è ampiamente giustificata, poichè esiste un legame forte tra il Futurismo e questa festa, e la mostra (che rimarrà allestita fino al 30 novembre) lo pone in evidenza. Il corpo centrale è lo stesso che fino a qualche settimana fa è stato in esposizione al Macro Testaccio di Roma, con la ricostruzione del corpus teorico che sottese tutta la produzione artistica dell’avanguardia futurista. La mostra espone quindi i Manifesti di Marinetti e quelli che egli spinse a scrivere nelle varie discipline creative. C’è poi una sezione dedicata al Futurismo napoletano e in particolare alla “Piedigrotta futurista”, con materiali originali prestati dalla Fondazione Bideri.
<<Il 14 febbraio 1909, la rivista piedigrottesca delle edizioni Bideri “La Tavola Rotonda” pubblicò, in anticipo di una settimana rispetto a “Le Figaro” di Parigi, il manifesto futurista di Martinetti. E nel 1911 Marinetti organizzò, con l’aiuto di Ferdinando Cangiullo, una serata futurista a Napoli, al teatro Mercadante, con Palazzeschi, Carrà, Scarpetta e Gemito. Nel 1914, venne poi organizzata una mostra alla Galleria Sprovieri con opere di Boccioni, Balla e Severini e spettacoli di cabaret di Francesco Cangiullo, amico di Martinetti e personaggio chiave del futurismo napoletano e italiano in genere, che ideò la “Piedigrotta”, composizione parolibera sulla festa napoletana>>.
Data molte volte per morta e poi risuscitata, e comunque sempre accompagnata da critiche e contestazioni da parte degli stessi napoletani, la Piedigrotta come ogni festa popolare che si rispetti mescola ingredienti imprescindibili. Uno di questi è la musica, tant’è che molte delle più celebrate melodie napoletane – scritte talvolta da grandi autori – devono il successo proprio alla presentazione avvanuta durante la una festa di Piedigrotta. Quest’anno la colonna sonora è affidata nientemeno che a sir Elton John, che l’11 settembre terrà un concerto in piazza del Plebiscito. Cosa aggiungere? Un tocco cinematografico, dato nell’occasione dalla presenza a Napoli di John Turturro, alle prese con le riprese – scusate l’assonanza – del suo film “Neapolitan song” che attraversa la lunga vita della canzone napoletana dal 1200 a “Napule è” di Pino Daniele. Luminarie e fuochi d’artificio riconducono la festa alla sue dimensione più paesana, ma anche questi fanno parte del rito, come le celebrazioni per la Madonna del seicentesco santuario di Piedigrotta, che sorge proprio a ridosso di quella crypta dove tutto nacque qualche millennio fa. (AD)
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