Sarà al via mercoledì la 66ma Mostra del Cinema di Venezia, tra attese, previsioni, nomi, numeri e titoli, tra concorsi, retrospettive, omaggi, sezioni ufficiali e non, districarsi nel grande luna park festivaliero è impresa ardua, anche guardando da lontano.
In realtà la Mostra del Cinema di Venezia non è mai solo una: esistono tanti festival quante sono le persone o le categorie che in una maniera o nell’altra vi entrano a fare parte.
C’è – primo su tutti – il festival “misterioso” delle star, dei motoscafi coi sedili banchi e delle passerelle plaudenti, è il festival delle feste private e dei pubblici flash che volente o nolente ostenta se stesso al festival parallelo di coloro che al Lido ci vanno, ma per accalcarsi a vedere il passaggio. Peraltro il red carpet quest’anno sarà alquanto ben frequentato, grazie anche alla copiosa partecipazione americana che conta almeno sei titoli nelle sezioni che contano. Dunque per i “guardoni” da tappeto rosso è bene prendere nota, tra i nomi più glam sono annunciati: Nicolas Cage, George Clooney, Charlize Theron, Eva Mendes, Richard Gere, Sylvester Stallone, oltre agli italianissimi Maria Grazia Cucinotta (madrina della 66ma Mostra) e Luciano Ligabue (membro della giuria del concorso ufficiale).
C’è poi il festival della sala stampa, ovvero il festival degli accreditati. Questo festival comincia alle 8.30 con le proiezioni speciali e va avanti sino a notte tra conferenze, interviste, qualche gossip e ancora proiezioni. Segno distintivo della categoria è la sufficienza, qualcuno lo chiama distacco professionale. Quest’anno però mancherà un nome caro a tutti gli amanti del cinema, Tullio Kezich scomparso nei giorni scorsi. Sin dal dopoguerra aveva seguito la Mostra con puntualità.
C’è un festival emozionante, il festival di quelli che è la prima volta, pubblico disorientato anche quando cerca la Sala Grande; e quindi il festival delle starlette, e quello dei professionisti del cinema che vanno a Venezia per stringere rapporti e suggellare accordi (in genere pochi e ben nascosti, almeno quelli che contano); il festival dei cinefili, riconoscibili dal pallore (la luce del cinema non abbronza) e dalle voluminose borse di tela cariche di chissàcosa. Il festival dei venziani “che una volta sì che in laguna arrivava gente fina”. E infine il festival delle sezioni parallele, dove tutto dovrebbe essere più rilassato ma quasi mai lo è, anzi è qui che i protagonisti del cinema di domani salgono sul trampolino senza sapere se la piscina è vuota o piena, qui che la stampa specializzata va a caccia di chicche, qui che ci si aspetta sempre sorprese e provocazioni.
Dei film non parliamo, non adesso, lo abbiamo già fatto in precedenza e comunque torneremo a farlo. Peraltro il festival è lungo,
comincia mercoledì e va avanti fino a sabato 12, e cosa utile a sapersi, quest’anno si prolungherà ancor di più nel cuore della notte.
Proiezioni a mezzanotte, ristoranti e punti di ristoro aperti fino a tardi e trasporti pubblici assicurati (vaporetti fino alle 3) anche per il pubblico dei comuni mortali, è quanto promette l’organizzazione festivaliera. E tra le novità il Quintessentially – WinWin Azimut Terrace che ospiterà incontri, presentazioni, interviste ed eventi mondani. All’interno anche un ristorante e un bar notturno.
Per dirla tutta, non si va a Venezia solo per abbuffarsi di cinema e di anteprime: ci si va per criticare (i film, i prezzi del pranzo, la disorganizzazione) e soprattutto per respirare l’atmosfera, quella che solo al Lido si respira. (Antonella Durazzo)
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