“Ogni giorno mi porta il suo carico di fotografie o di quadri. Debbo confessare che più vado avanti negli anni e più si accumulano questi documenti, più viva diviene la percezione della mia ignoranza, delle zone
immense che restano da scoprire…”, così Federico Zeri scriveva nella raccolta di ricordi autobiografici “Confesso che ho sbagliato” (1995). Non smentendo le sue parole, il grande storico dell’arte lavorò sino alla fine dei suoi giorni, lasciando ai posteri un’eredità intellettuale di valore immenso ed una mole di immagini, volumi e documenti che rappresentano “il più grande archivio privato al mondo sulla pittura italiana”. Oggi in custodia presso la Fondazione dell’Università di Bologna a lui intitolata.
Parte da qui, dunque, la prima mostra dedicata al più al più autorevole degli esperti dell’arte italiana e certo il più conosciuto. Di Zeri, morto nel 1998 all’età di 77 anni, tutti infatti hanno sentito parlare, molti ne ricordano il volto visto in tv e ne rammentano le dichiarazioni sempre dirette, incisive, chiare anche quando erano dure. E dure lo erano spesso, perché di pubbliche denunce su come era trattato il patrimonio artistico italiano, allora come oggi, Zeri ne fece tante. L’impegno per la tutela del patrimonio e del territorio italiano costituì infatti un capitolo importantissimo nella sua attività. Impegno portato avanti per passione civile, pronto com’era a segnalare scandali e a indicare l’urgenza di interventi di restauro, passati alla storia.
Insomma, Zeri tentò di parlare d’arte anche alla gente comune, seppe uscire da panni paludati e accademici (in verità non ebbe mai una cattedra universitaria), seppe esprimere con chiarezza il suo raffinato pensiero critico. E se non è un merito questo…
Ospitata al museo Civico Archeologico di Bologna dal 10 ottobre al 10 gennaio 2010, la mostra “Dietro l’immagine” è curata da Anna Ottani Cavina con il coordinamento di Alessandra Mottola Molfino, è promossa dalla Fondazione Federico Zeri in collaborazione con Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici di Bologna e del Museo Civico Archeologico di Bologna ed è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
UN’IMMENSA FOTOTECA
La mostra è l’occasione per presentare per la prima volta al pubblico l’archivio Zeri. In oltre 40 anni di attività Federico
Zeri ha costituito una biblioteca di storia dell’arte di oltre 46.000 volumi, circa 37.000 cataloghi d’asta, 60 periodici e una fototeca di 290.000 fotografie di opere d’arte (dipinti, sculture, monumenti, siti e scavi archeologici). In particolare, la formazione della fototeca è strettamente legata al percorso professionale e intellettuale dello studioso e costituisce un unicum nel panorama delle fototeche di storia dell’arte. L’archivio fotografico era per Zeri uno strumento di lavoro insostituibile per l’analisi filologica delle opere; il suo metodo era infatti basato, oltre che sui confronti diretti con le opere d’arte, sulla consultazione della vastissima fototeca, che non cessò di incrementare fino alla sua morte. Un esercizio quotidiano attraverso il quale affinò il suo occhio fino a raggiungere una sicurezza nel riconoscimento delle opere tale da consentirgli di individuare dipinti inediti, ricostruire polittici smembrati, fornire un nome e una cronologia a maestri anonimi.
LE OPERE E LA RICERCA: CASI ESEMPLARI
Se la prima sezione della mostra è biografica, la seconda espone una selezione di opere, dipinti e sculture, provenienti da musei e collezioni private. Rappresentano casi esemplari e dimostrativi delle ricerche di Zeri e del suo metodo, integrati da fotografie e documenti della Fondazione. I dipinti e le sculture proposti coprono un arco cronologico che va dal XIII al XVII secolo e documentano l’ampio raggio delle ricerche di Federico Zeri. In particolare, alcuni dipinti provano come l’esercizio di attribuire un’opera fosse per lui strumento privilegiato per poterla inserire nel giusto contesto storico. Dipinti di Pietro Cavallini, Pietro Lorenzetti, Sassetta, Donato de’ Bardi, Giovanni de’ Vecchi, Scipione Pulzone e Giuseppe Valeriano illustrano un percorso temporale che va dal ‘200 al ‘500. Gli studi sul periodo barocco sono invece rappresentati da una scelta di nature morte importanti del Maestro di Hartford e Juan Fernandez detto El Labrador e da un nucleo di sculture di Pietro e Gianlorenzo Bernini, tra cui due bozzetti che appartenevano alla raccolta personale dello studioso, donata all’Accademia Carrara di Bergamo.
LE FOTOGRAFIE D’ARTE
La terza sezione è dedicata alla fotografia di riproduzione di opere d’arte e monumenti tra Otto e Novecento. In mostra una collezione di fotografie originali di celebri dipinti del Rinascimento e una scelta di fotografie inerenti la storia e la tutela del patrimonio artistico:
in esposizione 55 fotografie originali della fine dell’Ottocento che riproducono dipinti importanti del Rinascimento italiano. Si tratta di preziose stampe al carbone e all’albumina di grande formato, destinate al collezionismo internazionale. Sono firmate da importanti fotografi come Anderson, Braun, Brogi, Hanfstaengl. E poi 37 fotografie originali dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento mostra luoghi e monumenti di Roma e del Lazio. Si tratta di immagini di grande suggestione che documentano la memoria storica di luoghi perduti, le trasformazioni dei monumenti e delle città. E ancora una sezione multimediale presenta ZERIDOC, un’antologia di filmati con interviste a Federico Zeri prodotta da Comune di Bergamo – Accademia Carrara in collaborazione con RAI Teche, curata da Nino Criscenti.
Il catalogo, edito da Umberto Allemandi & C., è a cura di Anna Ottani Cavina. Il progetto di allestimento è dell’architetto Mario Brattella.
CENNI BIOGRAFICI: Nato nel 1921 a Mentana, Roma, e qui morto nel 1998, Federico Zeri si è imposto al mondo come studioso indipendente. Consulente di importanti istituzioni francesi e inglesi, (aveva anche collaborato con il museo Paul Getty di Malibu) era stato autore di numerosi volumi. Ricordiamo i quattro volumi sui dipinti italiani del Metropolitan Museum di New York e poi “Mai di traverso” , “L’inchiostro variopinto“, “Dietro l’immagine”, “Giorno per giorno nella pittura”, “La percezione visiva dell’Italia e degli italiani“, “Orto aperto” e ancora suoi cataloghi della Galleria Spada (1954) e della Galleria Pallavicini (1959) di Roma, considerati esemplari per il rigore storico. Al suo attivo anche diverse trasmissioni televisive dedicate al tema della conservazione dei beni culturali, ma anche partecipazioni in programmi di varietà nei quali si era ritagliato spazi con umorismo e caustica ironia.
Per conoscere meglio Federico Zeri consigliabile la lettura di “Venti modi di essere, Zeri“, (Umberto Allemandi), un libro che presenta storici dell’arte, amici e collaboratori, alle prese con il “ritratto impossibile” di un uomo indimenticabile.
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