Se la celebrazione del Futurismo non vi ha ancora saturato, ecco l’ennesima mostra che in questo anno del centenario viene
dedicata al movimento di Marinetti e compagni. Dal 6 settembre all’8 dicembre alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo, Parma, è in programma “FUTURISMO! da Boccioni all’Aeropittura”. Mostra da segnalare poichè sarà possibile ritrovarvi tutti i protagonisti dell’epopea.
L’esposizione propone infatti lavori di Boccioni, Balla, Severini, Sironi, Soffici, Russolo, Depero, Prampolini, e poi sculture, libri futuristi (il libro imbullonato di Depero, il libro di latta di D’Albisola), i figurini di abiti futuristi, fino alle opere di aeropittura di Dottori, Crali, Fillia, Tato, una forma espressiva basata sulla visione emozionale del paesaggio da un aereo in volo. Non a caso la mostra vuole celebrare anche un secondo centenario: quello dei primi voli aerei in Italia
E non è tutto, la pubblicità futurista arricchisce il percorso espositivo documentando come anche in questo settore si sia espressa fortemente la creatività straripante dei futuristi.
Attraverso cento e più opere “FUTURISMO!” propone dunque un percorso nell’evoluzione del movimento:dalla teorizzazione della valenza estetica del dinamismo del primo periodo, alla rappresentazione della meccanizzazione
giocosa della figura umana e del suo ambiente degli anni venti, fino all’aeropittura degli anni trenta. Non meno interessante è la sezione dedicata alla pubblicità. Da Fortunato Depero, presente in mostra con manifesti, bozzetti e libri degli anni venti e trenta dagli accesi cromatismi tipici del Futurismo a Carboni, Diulgheroff, Nizzoli, Boccasile che si cimentarono con il manifesto pubblicitario partecipando attivamente a questa nuova forma espressiva. A merito dei futuristi va infatti l’aver compreso come il confronto tra la sperimentazione artistica e il mercato di massa (allora agli albori) desse luogo a un’arte pubblicitaria dal grande potere simbolico, comunicativo e universale dell’arte pubblicitaria. Al valore artistico delle opere si aggiunge quello storico che fa del manifesto pubblicitario una testimonianza viva del costume degli italiani, delle imprese industriali del Novecento e del loro sviluppo economico. (a cura di Valentina Federigi)
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