Arriva un giorno nel quale le generazioni si scontrano e si misurano e normalmente questo accade quando si sente forte il bisogno di un cambiamento e nessuno riesce più a tenere la bocca chiusa. Come tante volte è successo nella storia, le rivoluzioni anche culturali arrivano dopo che un singolo, un capo popolo riconosciuto si alza e si pone a guida di una lunga serie di idee anche sciocche e frivole che possono avere anche la pretesa di diventare storia un giorno. Il novello messia, per usare un paragone un po’ forte, sembra essere Juanes, 27 anni, cantante ispanico, noto al pubblico italiano per la sua hit “La Camisa Negra”, un vero tormentone di qualche estate fa. Juanes però, dalla Spagna al sud America, è anche noto per le sue campagne a favore delle più disparate emergenze sociali. Il giovane autore, che ora risiede a Miami in Florida, potendo contare perfino sull’appoggio di Hilary Clinton, ha pensato di realizzare un mega concerto per la pace proprio a Cuba, un evento che possa aprire gli occhi e superare vecchi attriti, da svolgersi nella centralissima “plaza de la Revoluciòn” a L’Avana.
Il simulacro di Live Aid ispanico dovrebbe tenersi il 20 settembre prossimo, a costo zero per il pubblico, senza esibizione di insegne politiche ed a reti unificate senza nessun canone. Sono invitati grossi nomi dell’ambiente musicale di lingua spagnola, come Enrique Iglesias, Miguel Bosè, Ricky Martin, Silvio Rodriguez, “Los Van Van”, Manà e Luis Fonsi. Il problema è che quando ha cominciato a circolare la voce dell’evento nella piazza scelta perchè ospitò anche la messa di Giovanni Paolo Secondo, gli esuli cubani negli Stati Uniti sono ordinatamente insorti dividendosi a metà. I sostenitori, normalmente più giovani, sono al settimo cielo, i più anziani invece, si sono scagliati contro l’idea, temendo che il concerto possa diventare oggetto di propaganda e criticando la scelta fatta di Plaza de la Revoluciòn, che fu teatro nei decenni passati di molte esecuzioni. Decine le vere e proprie minacce tangibili e velate lanciate all’indirizzo di Juanes, che però sembra sempre più convinto del suo progetto chiamato “Paz sin fronteras”, più volte ribadito. Le rivoluzioni ed i conflitti tra generazioni non sono mai stati confronti teneri e pacati. Probabilmente anche in questo caso si intende rinnovare il detto: per avere la pace, prepara la guerra. (Davide Rabaioli)
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