Ricorre in questi giorni un anniversario importante e assai discusso, quello della fotografia. Era il 1839 quando il pittore Louis- Jacques Daguerre (nella foto) riuscì ad ottenere la prima fotografia della storia, “impressionando” su una lastra una natura morta. Nacque il dagherrotipo. Il pittore si accorse, anche a seguito degli studi di Niepce Nicephore, che una lastra di ioduro d’argento riesce a fissare, dopo una lunga esposizione, un’immagine che viene poi rivelata attraverso dei vapori di mercurio. Il procedimento risultò talmente innovativo che i pittori del periodo iniziarono a temere le sorti del proprio mestiere. Diversi furono anche gli esperimenti alternativi, che molti si affrettarono a rendere pubblici, quando la dagherrotipia ottenne il brevetto e fu pubblicizzata in Francia ed in molti altri Paesi dell’Europa. Anche in Italia si ebbero esperimenti di questo tipo, condotti da Enrico Federico Jest e Antonio Rasetti. L’arte usufruì di questo importante passaggio garantito dalla fotografia; tra dadaismo, cubismo ed impressionismo,fu senz’altro quest’ultimo ad esserne incoraggiato. Dai paesaggi a quei soggetti normalmente non presenti all’interno di tele pittoriche, come le celebri ballerine di Degas. Quanto alla fotografia, ed alla sua evoluzione, è breve il passo che porterà già a fine dell’800 alla nascita di una grande industria fotografica, con nomi del calibro di Carl Zeiss, Agfa, Leica, Kodak e Nikon. Ad avvalersi della fotografia non fu solo l’arte, ma anche il giornalismo, che potè così dar vita ai primi reportage. Certo, fu difficile per i primi reporter andare in giro con quelle imponenti attrezzature, ma l’industria venne loro in soccorso, cominciando a pensare a modelli meno ingombranti. Come non ricordare, facendo un grande salto nel tempo, le fotografie istantanee, che nel 1929 fecero la fortuna della Polaroid. Poi fu la volta del colore, ed infine ora, siamo nel pieno dell’era digitale. Chissà cosa ci riserverà il futuro. (Manuela Prestifilippo)
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