Dopo la piazza Mafalda, Baires dedica un monumento alla creatura di Quino. E l’Unicef premia il disegnatore argentino

Il 29 settembre compirà 45 anni, ma al contrario delle sue coscritte i segni del tempo non le si sono appiccicati addosso e per l’universale [...]

Il 29 settembre compirà 45 anni, ma al contrario delle sue coscritte i segni del tempo non le si sono appiccicati addosso e per l’universale legge del fumetto, l’unica in grado di sconfiggere la fisica e l’entropia, Mafalda è rimasta la bambina di sei anni che tutti – o quasi – hanno amato. Adorabile, pestifera, imbarazzante (ma solo per gli adulti). Gli americani, i nordamericani per la precisione, ad esempio, rientrano in quel quasi, loro Mafalda non l’hanno potuta amare poiché negli Usa il fortunato fumetto di Quino (Joaquín Lavado) non è stato pubblicato. E pure ha conosciuto traduzioni anche in cinese, senza contare che, nonostante la “bimba” manifesti da sempre un’accesa antipatia per Fidel Castro riuscì qualche anno fa a fare breccia anche nel cuore dei cubani che la trasformarono in cartone animato. In Italia, invece, la bimbetta argentina ha fatto il suo esordio in un lontano 1969 in un libro edito da Bompiani con l’introduzione di Umberto EcoMafalda la contestataria”. E’ noto che la ragazzina per vocazione è internazionalista, da grande vorrebbe fare la traduttrice all’Onu per poter sconfiggere le guerre, e tutti sanno che il suo oggetto preferito è quel  mappamondo innanzi al quale s’interroga sul bene e il male, sui buoni e i cattivi che popolano il Pianeta. Ha detto Quino al proposito: “L’inseparabile mappamondo di Mafalda! Ai suoi tempi si lamentava che gli faceva male il Vietnam, il muro di Berlino… Ora le fa male l’Africa, L’Afghanistan“. Ad ogni modo nessuno sa rispondere alle  domande della ragazzina, né i genitori, mamma Raquel e papà Angel, né quella maestra con la quale avvengono scambi dialettici del tipo:

mafalda

Maestra: “la popolazione mondiale conta XXXX miliardi di persone

Mafalda:Con quale percentuale dei esseri umani?

Così nonostante la sua vocazione globalista, è in patria che la creatura di Quino gode della fama maggiore, una notorietà che non conosce cali. E se dal 2005 a Buenos Aires esiste una plaza Mafalda, situata nel quartiere Colegiales; è di questi giorni la notizia che presto le sarà dedicato anche un monumento. Riprendiamo da Apcom : “Vestita di verde, seduta da sola su una panchina: è la statua, alta poco meno di un metro, che Buenos Aires dedica a Mafalda, mito del fumetto argentino. Come riporta il quotidiano argentino La Nacion, a pochi metri di distanza una targa con scritto “Qui si sedette Mafalda” onorerà un’anonima palazzina in una strada del quartiere bonaerense di San Telmo, uno dei luoghi che ispirò il disegnatore Joaquìn Lavado, in arte “Quino”, nella creazione del suo personaggio più famoso, speso ritratto seduto sul bordo degli scalini dell’atrio. La statua, fissata alla panchina, non avrà alcuna protezione in modo da permettere alla gente di interagire con il personaggio, come spiega lo scultore Pablo Irrgang: ma, fabbricata in vetroresina con i colori integrati nel materiale, sarà a prova di vandali”. Nota finale: è sorte dei Padri di tanto illustri personaggi, finire in subordine. Il frutto della sua fantasia ad un certo punto vive di vita propria, diventa patrimonio dell’immaginario collettivo ed il suo creatore deve così accontentarsi di un ruolo secondario, lo stesso dei “donatori di seme”. Ma dietro Mafalda c’è “un essere umano” (lui si che incrementa quella percentuale di cui sopra) e per Quino, da molti anni impegnato a sostenere le battaglie dell’Unicef, il prossimo settembre arriverà dal comitato spagnolo dell’organizzazione delle Nazioni unite per l’infanzia un premio speciale. E’ giusto così.  (Antonella Durazzo)

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