Aperta alle viste virtuali la misteriosa tomba del re maya Pakal

Che vita incredibile deve aver avuto  K’inich Janaab’ Pakal. Ai suoi tempi, tra il 603 ed il683 dopo Cristo fu un re, molto importante e rispettato. Come altri re, pensiamo ad Elvis Presley, (il paragone forzato verrà presto chiarito), con molta difficoltà i suoi “sudditi” hanno sopportato la sua dipartita, magari prematura come il padre del Rock ‘n Roll di Memphis. Il succitato sovrano era un messicano, quando il Messico ancora non esisteva come stato, era noto con il nome di re Pakal ed ha creato una vera e propria sommossa scientifica dopo la sua morte, o più esattamente, al momento, nel 1952 del ritrovamento, da parte dell’archeologo  Alberto Ruz l’Huillier della sua tomba. Oltre al ricco tesoro, fatto della meravigliosa maschera di Pakal, in piastre di giada, ai più romantici o scandalistici è saltato all’occhio il coperchio della sepoltura. A vederlo così, su due piedi, in pochi non sarebbero in grado di vedere l’ex sovrano dentro ad un modulo spaziale, con tanto di leve e bottoni, che decolla da terra verso forse il suo pianeta, un po’ come Presley del quale, dopo la dipartita, s’era anche detto che fosse solo ritornato a casa, nello spazio.

Pakal sulla "navicella spaziale"

Pakal sulla "navicella spaziale"

La teorie dell’intervento alieno nel passato avevano trovato nuovo pane per i loro denti. A migliaia hanno visitato in questi anni la tomba del “Re astronauta”, a Palenque, nella giungla del Chiapas. Tanti curiosi da imporre al governo centro americano di vietare le visite. I continui passaggi di turisti, curiosi o anche solo l’aria del 2000, come per la Gioconda, la Sacra Sindone o il David di Michelangelo, vanno a modificare temperature, percentuali di gas e grado di umidità, finendo per distruggere tutto. Così, il Governo messicano, prima, nel 2003, ha impedito le visite al “palazzo delle iscrizioni” di Palenque, che contiene la regal reliquia, e poi ha realizzato una copia del sepolcro per far contenti i turisti. In ultimo, sembra incredibile, ha caricato tutto su internet. Ora, comodamente da casa, con una qualità grafica pare molto buona, un normale “web – nauta” può andare comodamente sul sito  www.inah.gob.mx a visitare una delle tombe più belle e discusse della storia, senza nemmeno il rischio di contribuire a rovinarla. Ora, forse Pakal non se ne è andato in cielo in astronave, ma di sicuro, adesso, potrà volare nel web. (D.R)

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