Edward Hopper a Milano e Roma. La mostra dell’anno che verrà
Tentare di comprendere l’attualità e l’America di Barack Obama attraverso le opere di Edward Hopper, superare la solitaria poesia delle sue opere, e attraverso gli sguardi realisticamente sorprendenti del più popolare artista americano del XX secolo provare a capire le radici dell’oggi. E’ il tentativo non nascosto della mostra, già considerata evento clou dell’autunno – inverno, che prima Milano e poi Roma dedicheranno all’artista, proponendo al pubblico italiano – per la prima volta – oltre 160 opere di Hopper supportate da un’ampia raccolta di materiale fotografico, biografico e storico che ripercorre la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX secolo.
Una documentazione che attraversa la grande crisi del 1929, il sogno dei Kennedy e il boom economico; in breve, gli anni nei quali Hopper visse ed operò, raccontando come nessun altro la quotidianità e la solitudine dell’uomo moderno. Nel 1995 John Updike definirà i quadri di Edward Hopper “classici” (oltre che calmi, silenti, stoici, luminosi), ed è proprio per questo senso di assoluto che, nonostante il successo dei movimenti d’avanguardia del suo tempo, dal Surrealismo all’Espressionismo astratto, alla Pop art, l’arte realista di Hopper riceverà un consenso ampio e sincero sia da parte dei critici sia del pubblico. Un segreto forse Hopper l’aveva; era il padroneggiare perfettamente quel taglio cinematografico che ha elevato a poesia le fatiscenti facciate dei negozi anonimi, le pompe di benzina, gli edifici urbani, gli scorci di vita nei tranquilli appartamenti della middle class, le tavole calde, le sale di cinema, le immagini catturate dal finestrino di un treno in corsa, le storie umane intuite ma mai svelate sino in fondo.
Frammenti di quotidiano – e in questo c’è una delle contraddizione dell’età moderna - elevati a vere e proprie icone.
La mostra italiana sarà allestita dal 15 ottobre al 24 gennaio a Palazzo Reale di Milano e presso il Museo della Fondazione Roma, dal 16 febbraio al 13 giugno 2010.
UNA MOSTRA PER SETTE
L’esposizione, suddivisa in sette sezioni, rispetta un ordine tematico e cronologico ripercorrendo tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni trascorsi a Parigi, sino al periodo “classico” meglio noto degli anni ’30, ’40 e ‘50, per concludersi con le grandi e intense immagini più recenti. Oltre ad ammaliare il pubblico, il percorso intende esaminare attentamente tutte le tecniche predilette e dell’artista: l’olio, l’acquarello e l’incisione e volge un occhio di riguardo al rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti. E’ questo un aspetto rilevante della carriera di Hopper e fin’ora poco preso in considerazione.
“Autoritratti”, “Formazione e prime opere” e “Hopper a Parigi” le prime sezioni illustrano un gruppo di promettenti autoritratti, opere del periodo accademico e quindi gli schizzi inondati di luce e le opere del periodo parigino, come il noto dipinto Soir Bleu (1914). La sala dedicata a “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, con capolavori fra cui Night Shadows (1921) ed Evening Wind (1921), mostra la sua tecnica elegante e quel “senso d’incredibile poten¬zialità dell’esperienza quotidiana” che riscuote grande successo e che segna l’inizio di una felice carriera.
Altra sezione “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela” celebra la straordinaria mano di Hopper disegnatore attraverso un gruppo significativo di disegni preparatori per esempio per Morning Sun (1952) e per il precedente New York Movie (1939. In questa sezione an¬che uno dei Record books, i famosi taccuini che Hopper riempiva insieme alla moglie con bozze dei molti dei suoi dipinti a olio.
“L’erotismo di Hopper”, sezione che riunisce alcune delle più significative immagini di donne in stati contemplativi, perlopiù nude o semi svestite, da sole e in interni, che assieme alle opere della sezione “I concetti essenziali: il tempo, lo spazio, la memoria” illustrano al meglio la poetica dell’artista, il suo discreto realismo e soprattutto l’abilità nel rivelare la bellezza nei soggetti più comuni. Qui rientrano alcuni celebri capolavori in esposizione: Cape Cod Sunset (1934), Second Story Sun¬light (1960) e A Woman in the Sun (1961).
Ultima sezione, quella documentaria sui 40 anni di storia americana dagli anni ‘20 agli anni ’60.
La mostra è promossa dal Comune di Milano e dalla Fondazione Roma – uniti per la prima vota in una partnership culturale, con Arthemisia, il Whitney Museum of American Art e la Fondation Hermitage di Losanna dove approderà nella prossima estate.
Ad accompagnare l’evento, una campagna pubblicitaria partita nei giorni scorsi di particolare efficacia ed originalità della quale abbiamo parlato in un precedente articolo. (a cura di Valentina Federigi)
Edward Hopper - Mostra a cura di Carter Foster
Milano – Palazzo Reale 15 ottobre 2009 – 24 gennaio 2010
Orari Tutti i giorni 9.30-19.30/ Lunedì 14.30-19.30/ Giovedì 9.30-22.30/
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