Andrzej Wajda: tributo al Festival di Locarno e poi a Venezia

Non solo la Mostra di Venezia, anche il Festival di Locarno dedicherà una serata speciale all’autore polacco Andrzej Wajda. L’appuntamento è per lunedì 10 agosto alle 20.30 a La Sala, e sarà presente il regista. Una rivincita per Wajda (Oscar alla carriera nel 2000) e per il film Katyn (nomination all’Oscar nel 2008), girato nel 2007 e uscito in Italia lo scorso giugno ma solo in dvd. Più o meno nello stesso momento il film era stato ammesso alle proiezioni speciali di Venezia per intercessione del ministro della cultura Sandro Bondi che aveva lanciato l’appello a “ospitare la straordinaria testimonianza cinematografica e storica di Wajda, che purtroppo finora nelle sale italiane non ha avuto il riscontro che merita”. Wajda2 Ma torniamo a Locarno, tanto più che il Festival comincerà domani (per Venezia il via sarà tra circa un mese: il 2 settembre). Nella serata del 10 il pubblico avrà, come aperitivo, l’occasione di scoprire in prima mondiale un documentario realizzato da quattro allievi della Andrzej Wajda Master School of Film Directing di Varsavia, Andrzej Wajda: róbmy zdje¸cie! (Andrzej Wajda: silenzio si gira!), che illustra il lavoro del regista sul set di Katyn.

La proiezione sarà seguita dalla presentazione, tenuta da Andrzej Wajda in persona, dei suoi due ultimi lungometraggi: Katyn e Tatarak che successivamente saranno proiettati. Il primo è considerato uno dei film più notevoli di Wajda, che infrange un tabù della storia della seconda Guerra Mondiale: il massacro, avvenuto nel bosco di Katyn nell’aprile del 1940, di 21mila prigionieri di guerra polacchi per mano della polizia segreta sovietica. Questo tragico avvenimento era stato per molto tempo imputato ufficialmente da parte sovietica alla Germania nazista. La serata si concluderà con la proiezione di Tatarak (Sweet Rush), ispirato ad un racconto dello scrittore polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz, in concorso all’ultima Berlinale. Si tratta di un film intimista che oscilla tra finzione e realtà, combinando la storia immaginaria di una donna che ha perso l’amante, e la testimonianza straziante dell’attrice principale, Krystyna Janda, lei stessa confrontata con il lutto del proprio marito. A 83 anni, Andrzej Wajda dimostra di essere ancora un cineasta del presente, non appagato dalla sua grande produzione passata che l’ha portato a ben quattro nomination agli Oscar e a vincere una Palma d’Oro a Cannes, nel 1981 con L’uomo di ferro.

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