Monumenti effimeri: l’arte contemporanea ci sopravviverà? Le risposte possibili in un libro
L’installazione è fra le tipologie di espressione artistica quella che forse rappresenta meglio la contemporaneità. E’ un fenomeno in evoluzione ed in crescita costante che sfugge a ogni rigida categoria e che si serve dei materiali più disparati, stravolgendo sin dal suo nascere i concetti consolidati di spazio, tempo, fruizione . E’ in questa libertà materiale che però si racchiude anche la principale fragilità dell’arte contemporanea e dell’installazione in particolare, da qui nasce l’irrisolto problema della conservazione dell’opera. L’argomento viene affrontato per la prima volta in Italia in un libro.
Il titolo suona come un ossimoro “Monumenti effimeri”, ne sono autrici lo storico dell’arte Marina Pugliese e la restauratrice Barbara Ferriani (edizioni Electa). Dopo un saggio introduttivo di Germano Celant, Marina Pugliese traccia una possibile genealogia di questa tipologia di opere a partire dalle esposizioni sperimentali di inizio Novecento. Ricostruire la storia delle installazioni significa ripercorrere le tappe fondamentali di un cammino che, dalle avanguardie in poi, propone una nuova relazione dell’opera con lo spettatore. Barbara Ferriani entra invece nello specifico degli allestimenti e della conservazione.
Approfondimenti sono dedicati alla specificità delle videoinstallazioni e agli strumenti per la documentazione. La seconda parte del libro è dedicata alle opere studiate durante il progetto DIC – Documentare Installazioni Complesse, coordinato dalle autrici del libro, promosso dalla Direzione Generale PARC e dal Museo del Novecento di Milano. Cinque musei italiani sono stati coinvolti per documentare alcune installazioni: il Museo del Novecento di Milano per Coma di Alexander Brodsky, il MAXXI di Roma per Il Vapore di Bill Viola, il MART di Rovereto per Chiaro Oscuro di Mario Merz, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia per Field Dressing di Matthew Barney e la Fondazione François Pinault per Untitled di Rudolph Stingel e Franz West, oltre all’Hangar Bicocca per i Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer. (AD)
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