Capri, dove dogmi ed eresie andavano a braccetto. La cultura salverà l’isola di Tiberio?
E’ l’ottobre del 1949, le macerie della Guerra sono ancora fumanti, ma nell’isola di Capri, dove il bel mondo internazionale si dà convegno perpetrando una tradizione cominciata probabilmente con l’imperatore Tiberio (I secolo d.C), si tirano le somme della stagione turistica appena passata: 300.00 stranieri di 23 nazionalità diverse. “300mila Forestieri a Capri, un pollo sulla spalla. Il fatto più importante è che dogmi ed eresie trovano nell’isola le più soddisfacenti possibilità di compromesso” , titola il 19 ottobre, il Corriere lombardo. 
Indiscutibile il compromesso tra dogmi ed eresie, nell’isola che accoglie, mescolando in una sola festa, regnanti e intellettuali, divi di Hollywood e industriali, gagà e raffinatissimi dandy. In quanto al pollo sulla spalla, reso celebre dalla caricatura di Totò nel film L’imperatore di Capri, è un’altra verità, anche se il pollo è in realtà un corvo con le unghie laccate di rosso, e la spalla è quella del principe romano Dado Ruspoli, frequentatore abituale dell’isola di Tiberio ed incarnazione stessa della gioventù più snob dell’epoca, “estetici” ribelli coi sandali dorati e le camice a fiori. Una Capri troppo risonante per l’Italia dolente del dopoguerra, tant’è che nel 1948 il deputato del PLI, Mario Venditti, solleva un’interrogazione al presidente del consiglio dei Ministri e al ministro dell’Interno sul “caso Capri” dove si denuncia un diffuso malcostume. Ecco un brano del dibattito parlamentare che ne segue: “Io non denunzio, onorevole Marrazza, gli arcobaleni dei vestiti o dei nonvestiti dei villeggianti di Capri. Non denunzio le donne truccate da Sirene, che si appiattano fra gli scogli dei Faraglioni per incantare non so quali naviganti. Non denunzio coloro che vanno in giro con un corvo sulla spalla, là dove normalmente si conduce a spasso un cagnolino. Non denunzio ciò che avviene nel “Tabù” o nel “Gatto Bianco” dove, onorevoli colleghi, si sperperano in un’ora somme eguali alla remunerazione settimanale di un operaio o al reddito quindicinale di un professionista…”
Ma Capri non è tutto qui, l’isola era sempre stata rifugio di intellettuali di levatura assoluta, non se ne può ridurre l’immagine ad un bordello. E sono proprio gli intellettuali a insorgere stilando un documento a difesa dell’Isola, firmato tra gli altri da Alberto Moravia, Palma Bucarelli, Curzio Malaparte.
Passano i decenni, l’isola, si apre – per quanto lo rendano possibile le dimensioni limitate – ad un turismo di massa, ma vorrebbe continuare più che mai coltivare la doppia anima di un tempo, quella di essere al tempo stesso luogo eletto e culla del piacere. Oggi non sono i vip che mancano tra i Faraglioni e la Piazzetta, tra l’ombra del monte Solaro ed il faro di punta Carena, non sono i vip che mancano al Quisisana, al Number two di via Camerelle, nei panfili ormeggiati a Marina Grande. E’ la loro qualità che è cambiata. Per questo non facciamo i nomi ma ci riserviamo di salvare qualcuno. D’altronde non è facile trovare paragoni con gli ospiti più illustri accolti dall’isola, da Massimo Gorkij, ad Axel Munthe all’isolano Edwin Cerio, passando per Sartre ed Hemingway. E ci fermiamo qui, perché l’elenco è davvero troppo lungo.
RITORNO AL FUTURO?
Restituire a Capri una centralità culturale, lo spera fortemente la neonata Fondazione Capri, un sodalizio di imprenditori nato per valorizzare e tutelare il patrimonio storico, artistico e culturale dell’Isola di Capri e produrre al tempo stesso cultura.
Punto di partenza è la vocazione dell’Isola quale laboratorio artistico e culturale en plen air e centro internazionale di incontri e confronti basato sul binomio turismo-cultura. A poco più di un mese dalla sua ufficializzazione, la Fondazione ha già dato il via ad un calendario d’iniziative di assoluto rilievo: a luglio è protagonista la danza, con Carolyn Carlson. Ad Agosto, a Villa Lysis saranno esposte le foto di Wilhelm von Gloeden. A ottobre si sarebbe dovuto tenere l’evento saliente, il Trendwatching Festival, primo festival italiano di tendenze, per studiare ciò che va di moda analizzando quel che accade in 20 capitali mondiali. Il festival si terrà altrove, la politica ha deciso (o non deciso) così. A Capri sarebbero arrivati Chris Anderson, direttore di Wired, Li Edelkoort, massima trendforecaster mondiale, gli scrittori di fantascienza William Gibson e Bruce Sterling, Tyler Brulé, fondatore delle riviste Wallpaper e Monocle, Brian Eno. Ma questa storia si scriverà altrove. Voglia comunque di regalarsi qualche giornata caprese? Mese consigliato, settembre inoltrato e per organizzarsi cliccare qui (AD)
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