Abel Ferrara al Festival di Venezia, passando per Ischia con un docufilm su Napoli

“Napoli è “una città eccitante, difficile e drammatica come tante altre metropoli nel mondo e allo stesso tempo è una città davvero unica, che non somiglia a nessun’altra”, così Abel Ferrara racconta quel sottile filo sotterraneo che l’ha spinto a girare “Napoli, Napoli Napoli”, film che documenta un legame tra due anime oscure, dove il Bronx napoletano incontra il vero Bronx di New York, quartiere in cui Abel Ferrara è nato e cresciuto. Il docufilm, che probabilmente sarà presentato alla prossima Mostra del cinema di Venezia, nasce dall’incontro tra il regista de “Il cattivo tenente” e Gaetano di Vaio, ex microcriminale napoletano il quale, una volta fuori dal giro della malavita, inizia il suo impegno sociale nei quartieri malfamati della città, cercando di porre un argine alla criminalità giovanile con la sua associazione “Figli del Bronx”. La docufiction, tuttavia, promette di non essere solo un ritratto della città, ma uno sguardo profondo all’interno della sua umanità, così vitale e brutale, al tempo stesso appassionata e crudele.

Un film denso, ma non è per questo che l’Ischia Film Festival ha riservato al regista newyorchese il Ciak di Corallo. Premio alla carriera che la rassegna isolana, unico concorso internazionale dedicato alla location cinematografica, ha già riservato a nomi del calibro di Ken Adam (quest’anno presidente del Festival), Shaila Rubin, Vittorio Storaro, Kristoff Zanussi, Giuliano Montaldo, Osvaldo Desideri. Ferrara riceverà l’omaggio del mondo del cinema durante la serata finale del festival, il prossimo 11 luglio, per “il valore di un’opera  visionaria, inquieta e originale come pochissime nel firmamento cinematografico mondiale”. Nell’occasione presenterà in anteprima assoluta alcuni minuti di “Napoli, Napoli Napoli”.

Nota finale: negli anni ‘80 Andy Warhol chiamato a Napoli per una mostra alla galleria di Lucio Amelio scrisse: “Amo Napoli anche perché mi ricorda New York, come New York è sporca, come New York cade a pezzi…”, sarà una questione di latitudine (le due città oltre ad avere lo stesso nome sono sullo stesso parallelo e la mostra non a caso si chiamava Latitudine Napoli – New York) ma questo reiterato legame intercontinentale è suggestivo. (Antonella Durazzo)

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