Shawabak e Petra, l’anima delle città perdute in mostra a Firenze
Shawabak, una città riemersa dal deserto della Giordania, un luogo denso di fascino e dalle valenze straordinarie che fu, al pari della più celebre Petra, punto di incontro tra culture diverse, fra Europa cristiana e Oriente islamico. Una grande mostra a Firenze, allestita alla Limonaia di Palazzo Pitti dal 13 luglio all’11 ottobre, ne svelerà al pubblico misteri e magie.
E’ infatti grazie a 20 anni di ricerche condotte dalla missione archeologica dell’Università di Firenze, che Shawbak è tornata alla luce dal deserto meridionale della Giordania. Una città “incastellata” che per circa 2mila anni fu al centro di un’area strategica tra due potentati, l’Egitto e la Siria, subendo drastici mutamenti di ruolo e abbandoni. Il ruolo di Petra, con quello Shawbak, costituisce uno dei due fulcri dell’attività scientifica che ha per oggetto lo studio archeologico della fascia predesertica transgiordana, Il senso generale della mostra è dunque un viaggio nello spazio e nel tempo fra questi due poli. L’intensa, spettacolare esposizione racconterà, per la prima volta, la storia di questa lunga, complessa vicenda storica che vede l’antica fortezza bizantina e l’austero castello crociato di Shawbak evolvere in un’autentica, sorprendente e raffinata città islamica e, con essa, darà conto delle più recenti scoperte in un area che ha in Petra il suo centro più noto. E da Petra, oltre che da Shawbak giungeranno reperti sino ad oggi mai esposti al pubblico, frutto appunto di scoperte degli ultimi anni da parte delle maggiori missioni internazionali. La mostra “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera” gode dell’alto patronato della regina di Giordania e del presidente della Repubblica d’Italia. A promuoverla sono l’Università di Firenze, il Departement of Antiquites of Jordan e il Polo Museale Fiorentino. La mostra è curata da Guido Vannini, ordinario di Archeologia Medievale presso l’Università di Firenze con l’apporto di un comitato scientifico internazionale.
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