Accade meno frequentemente di quanto potrebbe accadere, eppure l’arte può essere ancora mezzo di denuncia e soprattutto, può servire a sostenere opere d’impatto sociale. E’ quanto si è proposto di fare il progetto di Stefano Lupatini “I was a football player”, momento d’arte in più fasi dedicato alla onlus “Campagna italiana contro le mine”. Domani, all’Assab One di Milano, sarà inaugurata l’esposizione conclusiva del progetto, durante la serata verrà inoltre presentato l’omonimo libro d’artista e il video-documentario “Pazi Sarajevo”con musiche di Michelangelo Carbonara. Stefano Lupatini ha lavorato a questo progetto per tre anni; questa quarta ed ultima fase documenterà l’intero percorso: dall’apertura della prima mostra, a Pietrasanta nel 2007, fino alle proiezioni del video-reportage realizzato in Bosnia-Erzegovina l’anno successivo. Per tutto il periodo dell’esposizione saranno raccolti fondi da destinare a Campagna contro le mine.
Produrre una mina costa pochi euro bonificarla circa mille: “I was a football player”, dicono gli artefici del progetto: “E’ la forza e la capacità di riuscire a riunire attraverso l’Arte, di cui la stessa raccolta fondi è parte integrante, un numero indefinito di persone che assieme si muovono e lavorano per perseguire lo stesso obiettivo”.
Lupatini è prudente, parla della guerra ma si tiene lontano da ogni spettacolarizzazione: “il -paesaggio con naufragio- è pur sempre una scena avvincente, un eroe negativo è pur sempre un eroe, e quindi se ne tiene alla larga. Parla invece di qualcosa di molto più prosaico e banale, le mine antiuomo, che si continuano a produrre nonostante un trattato (Ottawa, 1997) le abbia messe al bando. Le guerre o guerriglie finiscono, ma le mine antiuomo restano e fanno strame di arti”, dice Giorgio Verzotti.
La mostra è a cura di Francesca Pasini. Interventi Critici di: Teresa Iannotta, Francesca Pasini, Giorgio Verzotti.
Inaugurazione giovedì 25 giugno dalle 19
Assab One – Via Assab 1, Milano
ingresso libero
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