Saint Tropez: quel che resta del mito di 50 anni fa

Chiudete gli occhi per qualche minuto e immaginatevi il porto di Saint Tropez, il villaggio marittimo della Costa Azzurra famoso per essere stato il luogo “d’esilio” di Brigitte Bardot al momento del suo ritiro dal mondo cinematografico. Vedete anche voi le belle ragazze in costume di lamè sul lungo mare, i divi che prendono il sole davanti a colorati cocktail alla frutta, le feste nei villoni stratosferici e gli yacht a quattro piani che affollano il porto? Cancellate tutto questo e ripartiamo da zero.

Dagli anni Cinquanta l’immagine stereotipata di questa piccola cittadina di mare, abitata da poco più di cinquemila anime, è stata alimentata da film come Piace a troppi di Roger Vadim che ha consacrato a sex-symbol la Bardot, dalla canzone di Peppino di Capri che celebrava “il brivido della vita fantastica di Saint Tropez” e, in tempi più recenti, da libri come quello di Rupert Everett sulle parrucchiere “firmate” di questa particolare meta turistica. In realtà, oggi, di quella Saint Tropez rimane ben poco: ciò che è sopravvissuto al tempo e alle mode passeggere sono le tradizioni di una cittadina che nasce come semplice villaggio di pescatori. Per conoscere la vera Saint Tropez è bene scegliere dei periodi dell’anno precisi, quelli in cui è ancora possibile ammirarne la natura incontaminata e la storia che sgorga dalla rocca medievale e dalle strette stradine del paese, nonostante che antiquari, boutique, mercatini di souvenir e caffé ci mettano del loro per nasconderla. str2 Ideale è il fine settimana del 16, 17 e 18 maggio, quando la grande bravade di Saint Tropez onora il santo che dà il nome al porto e al paesino che lo sovrasta. La storia di San Tropeto è in larga misura sconosciuta, ma ricca di fascino. Originario di Pisa, San Tropeto fu torturato e decapitato per volontà dell’imperatore Nerone e le sue ceneri furono lasciate nell’Arno su una barca in cui vennero messi anche un gallo e un cavallo, che avrebbero dovuto cibarsi delle reliquie del “traditore cristiano”. L’imbarcazione, priva di comandanti, si arenò nel punto esatto in cui oggi sorge il piccolo villaggio francese. La bravade è la festa che celebra questa ricorrenza. In questo fine settimana, i bravadeurs, vestiti in antiche uniformi militari, seguiti da un centinaio di uomini e donne in costume provenzale, vanno a prendere il capitaine de ville a casa sua. La processione si riversa nelle strade del centro, al suono di campane, tamburi, pifferi e trombe. A questa segue la messa dei Tre Moschettieri e il pic-nic gigantesco, che culmina in un’antica danza provenzale: la farandola. A chi vuole partecipare è necessario dare ancora un consiglio: non dimenticate di munirvi di cotone o di tappi per proteggere le orecchie. Sono numerosi gli spari di fucile che esplodono in onore del santo patrono. saintropez

Se la celebrazione della bravade non è mai stata interrotta nel corso dei secoli, c’è un’altra manifestazione che ogni anno si ripete e che richiama i migliori velisti di tutto il mondo: la Giraglia Rolex Cup, la regata più importante del Mediterraneo. Nata nel 1952 per volere di Beppe Croce, presidente dello Yacht Club Italiano, e di René Levainville, presidente dello Yacht Club de France, alla sua prima edizione parteciparono 22 barche. A quella che si è appena conclusa gli iscritti sono stati circa 200. Durante una settimana intera, barche a vela ed equipaggi provenienti da tutto il mondo – l’anno scorso si è affacciato nel porto di Saint Tropez Tronchetti Provera con la sua Kauris III, un super wally blu lungo circa 30 metri, mentre quest’anno i riflettori erano puntati sull’ STP 65 di Lunarossa – si confrontano in tre giorni di regate costiere e in una tratta più lunga che parte da Saint Tropez passa per la Giraglia e arriva a Genova. Fra le due gare, i velisti sono invitati al Grand Gala, sponsorizzato Rolex, che si tiene nella rocca medievale. barche

Gli equipaggi, vestiti di tutto punto, cominciano a degustare un menù a base di piatti tipici di Saint Tropez, s’interrompono per le premiazioni e poi iniziano a ballare sotto le stelle. Pochi o nessuno i divi presenti. Solo grandi professionisti della vela. Dopo la Giraglia si ritorna alle tradizioni e la prima settimana di luglio e la volta della festa di San Pietro, con la fiaccolata e le degustazioni di pesce. Per chi non riuscisse ad andare in queste date, Saint Tropez offre sempre spiagge dai nomi paradisiaci come Tahiti, Moorea e Bora Bora, ristoranti di ogni tipo affacciati sul porto – sono anche i più costosi, meglio salire verso l’interno – e una vista dalla “cittadella” ineguagliabile. Al tramonto le tonalità rossastre del cielo si riflettono sulle rocce scolpite dal Mistral e sembra proprio, come diceva Paul Signac, che “un vento particolare ti spinga delicatamente verso la meraviglia dell’universo”. (Valeria Tarallo)

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