Una giacca che si collega ad Internet, e che non si macchia, resiste all’acqua , rilascia delicate essenze vegetali ed è anche eco-sostenibile. Una giacca che nonostante tutto rimane un capo elegante, di quella eleganza che nasce dal taglio impeccabile e dalla definizione dei dettagli tipica della migliore tradizione sartoriale napoletana, da marchi della risonanza di Attolini o Kiton. La moda del futuro prossimo è già arrivata.
E come vestiremo tra qualche anno lo scopriremo, almeno in parte, nel corso dell’edizione di Milano moda uomo al via oggi. Da tecnologie tutte made in Italy ecco che arrivano infatti i tessuti muniti di un circuito elettronico (RFID – radio frequency identification) per renderli tracciabili, non falsificabili ed in grado di interagire tramite web con infinite soluzioni applicative. E poi le fibre ricavate dai granchi o dal latte (queste mischiate con la seta), le stoffe in abaca (una fibra vegetale) e ancora, in seta della pace, o realizzate con cotone egiziano esclusivo di una particolare area del delta del Nilo. Ancora, tessuti dalle performance eccezionali: come il cashmere antimacchia che resiste all’acqua, le lane naturalmente elastiche, le lane antiodore e idrorepellenti o quelle a rilascio controllato di aloe e di creme anticellulite. Sono questi solo alcuni degli aspetti contenuti nel progetto “Dalla trazione, lo sviluppo delle Esclusività” il piano, finanziato dal ministero dell‘Istruzione dell’Università e della Ricerca, presentato ieri alla stampa alla Camera nazionale della moda. Marchi del calibro di Barba, Attolini, Marinella, Kiton, Rubinacci, Tramontano, Isaia, Borrelli, tutti nomi del made in Naples che vestono la classe dirigente globale, si sono prestati nell’ambito di questa sperimentazione a realizzare capi e accessori prototipo utilizzando nuove fibre e nuovi procedimenti di lavorazione messi a punto da aziende italiane.
Una quindicina di modelli per ogni marchio, che saranno presentati durante le giornate milanesi della moda (da oggi fino a martedì 23) a Palazzo Clerici. Un’innovazione che passa anche attraverso la messa a punto di nuove tecniche di lavorazione e macchinari speciali che consentono di ottenere risultati sorprendenti: sete delavate, la stampa jet su pashmina cachemere, incisione a squame sulla pelle e ancora, conce che non adoperano sostanze chimiche. E’ l’innovazione che salverà l’industria del Belpaese e la qualità ciò che salverà il made in Italy si sente dire spesso, tanto spesso che le parole se accompagnata dal nulla finiscono per arrivare come ripetizione di suoni svuotati di senso. E invece un senso c’è. A volte. (AD)
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