Un diario è una vita riversata sulla carta: è il racconto seriale che sublima la quotidianità in letteratura nel momento stesso in cui finisce nelle mani di un lettore. E non importa che si tratti di un prezioso manoscritto, testimone di una vita eccelsa, o del diario di Qualunque, del racconto ben poco letterario di una normalità intervallata solo da frammenti di eccezionale. Quel che conta sopra ogni cosa è la qualità del diario, non il suo attributo formale, non il valore storico; quel che conta sopra ogni cosa è ritrovare tra le sue pagine la qualità dell’animo che le ha prodotte. 
A Pieve Santo Stefano (Arezzo), di diari se ne intendono. In questo angolo dell’Appennino toscano stretto tra Romagna e Umbria da 25 anni c’è un’istituzione nota ormai a livello internazionale: l’Archivio dei diari, fondato da Saverio Tutino in un’ala del Palazzo municipale. Vi si conservano diari, epistolari, memorie autobiografiche di gente comune, un patrimonio di parole che raccontano semplicemente l’Italia. Ed è per questo che la raccolta è appena diventata un bene che appartiene a ciascuno. Lo scorso 3 giugno l’Archivio di Pieve Santo Stefano ha ricevuto infatti la notifica di bene d’interesse culturale da parte del [ministero per i Beni e le Attività Culturali][6. Il provvedimento, che conferma quello del 1999 relativo all'interesse storico, inserisce l'Archivio dei diari nel [codice dei Beni Culturali][12] dello Stato. Questa la motivazione che ha accompagnato la notifica: “Perchè costituisce un complesso di eccezionale valore storico, riunendo un complesso di diari, memorie ed altri scritti inediti, testimonianze orali e fotografiche relativi ai vari aspetti della storia, del lavoro e della vicenda umana costituendo un complesso di fonti di interesse antropologico utili a documentare, tra l’altro, la storia italiana ed europea. Tale complesso, essendo in continuo accrescimento, e’ destinato ad essere solo parzialmente descritto dagli strumenti di corredo sin qui approntati ed è pertanto dichiarato di interesse storico particolarmente importante anche per quanto riguarda le future acquisizioni che avverranno da parte della Fondazione”.
Insomma, il domani è già diario ed è già patrimonio comune.
Non a caso a Pieve Santo Stefano non amano definire il loro tesoro come “banca della memoria”, ma piuttosto come “vivaio”, “considerando che in esso gli scritti del passato rivivono, germogliando di nuovo ad ogni stagione, e creando nuove forme d’attenzione alla diaristica”. E così durante l’anno, proprio per mettere in moto nuova linfa sono numerose le iniziative che organizza la Fondazione dell’Archivio diari stico nazionale: dal Premio Pieve alle varie pubblicazioni periodiche. Per saperne di più, si può visitare il sito dell’Archivio, niente di paragonabile però all’emozione di sfogliare con le proprie mani quelle vite altrui così gelosamente custodite. (AD)
(Le immagini sono gentilmente concesse dalla Fondazione diaristica nazionale di Pieve Santo Stefano)
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