I cambiamenti climatici fanno male anche al Duomo di Milano (e non solo)

Dal Mediterraneo alla Scandinavia, non c’è pace per il patrimonio monumentale europeo: inquinamento e cambiamenti climatici le principali cause di un irreversibile degrado. L’ultimo grido di allarme è stato lanciato dai ricercatori del Cnr proprio questa mattina, a Taormina, durante il conferimento degli Europa Nostra Awards a due progetti del Consiglio nazionale delle ricerche: lo studio Noah’s Ark sull’azione dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale e sul paesaggio, diretto da Cristina Sabbioni dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima di Bologna (Isac-Cnr), e l’intervento di restauro e rifunzionalizzazione del complesso monumentale cipriota del Bedestan, curato da Luciano Cessari dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali di Roma (Itabc-Cnr). Il Consiglio nazionale delle ricerche, infatti, si posiziona all’avanguardia nell’applicazione delle tecnologie innovative applicate alla protezione, gestione e fruizione del patrimonio culturale. Particolarmente significativa, l’attività svolta alla frontiera tra le aree dei beni culturali e dell’ambiente nella quale s’inseriscono i due progetti.

ARRIVIAMO AL DUNQUE:

“Noah’s Ark, il primo studio al mondo sul nesso tra cambiamenti climatici e deterioramento dei beni architettonici e monumentali” spiega Alessandra Bonazza dell’Isac-Cnr, “ha rilevato ad esempio che i maggiori rischi per monumenti come il Duomo di Milano o l’Abbazia di Westminster potrebbero giungere dall’effetto dilavante sulla pietra dell’aumento delle precipitazioni. Lo stress termico minaccia invece i monumenti in marmo di Carrara del bacino del Mediterraneo, dove la rapida variazione di temperatura causata dalla radiazione solare potrebbe provocare fino a 300 eventi all’anno di dilatazione e contrazione del materiale superiori a 20 mega pascal, determinando progressive microfratturazioni fino alla polverizzazione del materiale”. Le più recenti acquisizioni del progetto identificano poi un altro potenziale nemico dei monumenti: la CO2. “In particolare nelle zone montuose dell’Europa centrale, della Scandinavia e della Scozia, il combinato disposto tra la maggiore frequenza di precipitazioni e l’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera”, prosegue la ricercatrice, “potrebbe comportare, nel periodo tra il 2070 e il 2099, un’erosione del materiale pari a 25-30 micron all’anno, con un aumento totale del rischio pari al 30%”.

C’è qualcosa da aggiungere?

© Riproduzione riservata

Condividi
facebook twitter delicious google digg reddit technorati su buzz mixx myspace
Post correlati

Lascia un commento