Kurdistan e Palestina: alla Biennale di Venezia l’arte dei popoli senza terra

E’ intitolata “Fare Mondi” la 53ma esposizione d’arte della Biennale di Venezia, al via domenica 7 giugno. E non poteva esserci nome più appropriato per [...]

E’ intitolata “Fare Mondi” la 53ma esposizione d’arte della Biennale di Venezia, al via domenica 7 giugno. E non poteva esserci nome più appropriato per presentare, in un’edizione che per partecipazioni nazionali è già record, l’arte di due popoli senza stato: i Curdi e i Palestinesi, per la prima volta a Venezia.

TREDICI ESULI PER PLANET K

“Planet K”, ovvero Pianeta Kurdistan, la terra che non esiste, divisa com’è tra quattro paesi. Ma i curdi, invece, esistono, anche se sono dispersi nel mondo e da decenni lottano per l’unità nazionale. A Venezia, per la prima volta, il popolo senza terra avrà un proprio Padiglione all’esposizione internazionale d’arte, sarà una sorta di grande laboratorio allestito con le opere di tredici artisti – 13 curdi cittadini del mondo per necessità – nel quale troveranno momenti di incontro e riflessione anche scrittori, filosofi, sociologi, giornalisti. I temi attorno al quale ruota l’allestimento sono quelli – imprescindibili – di Identità, Confini, Lingua. Tra i protagonisti: Azad Nanakeli, curdo iracheno che vive a Firenze; Ilter Rezan, esule in Germania;  Baldin Ahmad che da circa 20 anni vive in Olanda e Walid Siti, esiliato a Londra. Modalità diverse per esprimere vissuti che molto hanno in comune. Non resta allora che guardare con attenzione a una collettiva che è anche o forse soprattutto, gesto politico.

LA PALESTINA  IN TRASFERTA

Sarà una prima volta a Venezia anche per la Palestina; l’esordio alla Biennale è dato una mostra collettiva inserita tra gli eventi collaterali “Palestine c/o Venice”, in allestimento all’ex convento dei santi Cosma e Damiano dal 6 giugno al 30 settembre. Quante e quali etichette rimangono attaccate addosso al popolo palestinese, è il fulcro tematico sul quale ruotano le opere dei sette artisti invitati dal curatore Salwa Mikdadi, si tratta di: Taysir Batniji, Shadi HabibAllah, Sandi Hilal e Alessandro Petti, Jawad Al Malhi, Emily Jacir, Khalil Rabah. Per volontà dei promotori l’evento sarà condiviso con chi, dalla Palestina, non potrà raggiungere Venezia: per questo, sei istituzioni d’arte esporranno i duplicati delle opere presentate in Biennale, allestendo anche una sorta di vernissage doppione. (AD)

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