Verso la Biennale: ricordando Cascella e omaggiando il Futurismo
Si avvicina la Biennale di Venezia, la data da ricordare è quella di domenica 7 giugno, quando la 53ma Esposizione internazionale d’arte aprirà i battenti tra i giardini dell’Arsenale ed altre location. L’ombra di due numi tutelari si affaccia sull’evento: quella di Filippo Tommaso Marinetti, a cui è dedicato “Collaudi”, ovvero il Padiglione italiano curato da Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli (per tutti i nomi dei partecipanti, cliccare qui) e poi l’omaggio a Pietro Cascella ad un anno dalla scomparsa.
Nella scenografica ambientazione del Giardino delle Vergini, i due Beatrice hanno scelto di porre all’evidenza la scultura “ambientale” di Cascella attraverso l’esposizione di opere realizzate in marmo di Carrara: “Porta” del 1966, “Colonna” del 1991 e la recente “Ara Pacis” del 2006, un lavoro finora inedito. A far da cornice a queste colossali installazioni, gigantografie di alcune tra le sue opere più note come, fra le altre, il “Monumento di Auschwitz”, “l’Arco della pace” di Tel Aviv e il “Monumento a Giuseppe Mazzini” di Milano. Scrive Enrico Crispolti nel catalogo speciale, “dagli anni sessanta del Novecento al primo decennio del Duemila, il lavoro di Cascella è stato quello di uno scultore non soltanto di possente dimensione monumentale e di riscontro ambientale ma di autentica e consapevole dimensione pubblica”
Il nuovo Padiglione Italia all’Arsenale, che sarà ingrandito inglobando agli spazi dell’ex Padiglione Italiano un secondo edificio e passerà così dagli attuali 800 metri quadrati a 1.800, costituirà una delle principali innovazioni della 53ma Esposizione della Biennale. Un padiglione legato ad filo conduttore “non una semplice selezione di artisti ma una vera e propria mostra, che risponde a un tema specifico, a un concept. Punto di partenza – hanno spiegato i curatori – è l’omaggio a Filippo Tommaso Marinetti, che di Collaudi è il nume tutelare. E’ la vitalità nel presente che ci interessa del Futurismo, prima e unica avanguardia italiana del ‘900. Un movimento aperto alla coesistenza di tutti i linguaggi, da quelli storici come la pittura e la scultura, alle sperimentazioni del cinema d’artista, della fotografia, della performance, dei materiali anomali. Questa visione senza barriere precostituite è esattamente quella che abbiamo voluto adottare, prestando molta attenzione alle opere, progettate e realizzate per l’occasione, non al simulacro dell’opera o al nome dell’artista. Il nostro sguardo – concludono Beatrice e Buscaroli – si è concentrato soprattutto sulla generazione dei quaranta-quarantacinquenni, arricchendolo con alcune proposte più giovani e con maestri che rappresentano punti di riferimento visivo e culturale”. (a cura di Gianni Mongrandi)
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