Eliana Lorena: una Barbie sotto sale contro l’omologazione
Nei giorni scorsi, nell’ambito della Settimana milanese del Design, un gruppo di giovani creativi ha dato vita presso la Galleria Bettinelli Quattro alla mostra “Sale qb. Ad ognuno il proprio granello”: un viaggio culturale alla scoperta di due mondi, quello del del design e quello del sale le cui valenze si prestano evidentemente ad ampie possibilità creative. Dalla mostra è sortita una pubblicazione omonima alla quale ha dato il proprio contributo anche la designer milanese Eliana Lorena. Tra gli argomenti trattati quello – alquanto ianspettato – della Barbie. La fashion doll che proprio quest’anno ha compiuto 50 anni come un’icona da conservare sotto sale? Ecco cosa dice l’artista:
<<A me questa cosa del sale piace, è in controtendenza, è l’idea che potrebbe farci uscire dalla crisi: sottrarre e mantenere delle merci solo una parte. Conservo la Barbie perché rappresenta un mio percorso artistico, che ho deciso di affrontare secondo una logica che ho chiamato “de-omologazione”, appropriarmi di questa icona forte e ribaltarne il paradigma di base. E’ in rapporto a mia figlia Anna che mi interessa: lei è una barbie di oggi, adolescente che decide di vestirsi, atteggiarsi e forgiare le proprie caratteristiche per essere sempre uguale alle sue compagne. La relazione tra il crescere e il conservare mi piace molto. Conservo tutto questo per quando lei sarà più grande e riuscirà a capire la passione degli artisti per le cose che fanno . Quindi prendo la Barbie, che rappresenta l’omologazione per antonomasia, per le riflessioni che comporta, in relazione alle donne della mia età. Contemporaneamente scegliere lei, che è omologazione, è darle un’identità “altra”. Forse è una specie di possibilità per il futuro e può essere trasmessa come messaggio. L’identità è molto legata al design, perché noi designer ci occupiamo di questo. Quindi io uso Barbie come mezzo, come strumento per progettare. Inoltre la scelgo perché è di plastica come alcune donne oggi. Il silicone è diventato il simbolo con cui essere altro da quello che la tua vita ti ha fatto diventare. Non si capisce, in questa ansia di omologazione che il Bello non è seriale, non è ciò che il consumo ci ha portato a immaginare. Bello è la propria individualità.>>
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