Yes we Cannes: tutto quell che c’è da sapere sul Festival (secondo tempo)

(continua…) Oltre le celebrità,  i party e le cene private – e come accade nel corso di qualsiasi evento dal grande richiamo mediatico – ad [...]

(continua…) Oltre le celebrità,  i party e le cene private – e come accade nel corso di qualsiasi evento dal grande richiamo mediatico – ad aggirarsi lungo le strade del Festival di Cannes ci sono sempre molti prodotti di scarto. “Liggers”, li chimano impietosamente gli anglofoni, altrimenti detti “franchi tiratori” o “appendini”; in breve una massa di persone cui il successo non ha ancora arriso e che a Cannes cercano un’opportunità, magari dopo aver venduto casa per presentarsi all’altezza di tanto galmour. E’ altrettanto vero che i liggers di oggi potrebbero essere le stelle di domani. Discorso che, volendo, si amplia anche ai film, a quelle piccole produzioni che sulla Croisette ambiscono a trovare il distributore giusto che le porti al successo. E’ la ricerca del film caldo, un mito che somiglia a Eldorado. L’archetipo del genere è Blair Witch Project, acquistato nel 1999 dai distributori per poco più di un milione di sterline al Sundance Film Festival e che poi al box office globale ha incassato 248 milioni. E sono queste possibilità nelle quali pare sperino tutti (registi, attori, produttori, autori ecc.) a rendere la presenza a Cannes un must per chi vuole arrivare, ma anche per chi è già arrivato. E poco importa che la copertura mediatica del festival sia tale (si può seguire anche on line) che volendo si può presenziare al tutto anche da casa propria, quel che conta davvero – a detta di molti – è il rapporto umano. E’ il trovarsi faccia a faccia con il pubblico (per chi è già arrivato) e con gli addetti ai lavori.

Tuttavia in questo coacervo di affari, divismo e belle speranze che ruota attorno alla galassia festival c’è ancora spazio per l’arte cinematografica. A dircelo sono proprio quegli esempi di film – anche difficili – che a Cannes hanno trovato la migliore ribalta possibile, il trampolino senza il quale sarebbero rimasti probabilmente confinati nei circuiti d’essai. Un titolo per tutti il film rumeno “4 Months, 3 Weeks and 2 Days” di Cristian Mungiu, Palma d’oro nel 2007. Vi ricordate il “ma-anchismo” veltroniano? Parlando di Cannes il MA ANCHE sembra essere regola. E infatti pur facendosi sovente portavoce del film d’arte puro e immacolato,  la Croisette non disdegna affatto le ricche produzioni hollywoodiane. Ha dichiarato al Times Jane Wright, direttore di BBC films   “Si tratta di un rapporto reciprocamente vantaggioso. Mentre Hollywwod porta lustro al Festival, una critica positiva può dare garanzie ad un prodotto aziendale”.

Insomma…Cannes resta Cannes e per chi opera nel mondo nel cinema, essere selezionati è come avvicinarsi al cielo. Poi saranno pubblico e critica (e distribuzione) a fare il resto: intanto la vetrina globale c’è tutta. Mica poco. (a cura di Antonella Durazzo)

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