Recentemente ha riscosso un grande successo a Bruxelles ed attualmente è in tour europeo, s’appresta, inoltre, a completare l’incisione di un cd nel quale lancerà il suo originale genere musicale: il rembetiko – tango, una fusione (neppure azzardata) tra due generi nobilmente popolari che molto hanno in comune per origini e tematiche. Parliamo di Kostas Kalafatis, musicista di lungo corso per il quale è facile avanzare una previsione.
Arriverà a conquistare pubblici sempre più ampi.
Ma fino a qualche tempo fa Kalafatis riservava la sua musica – struggente, nostalgica, profondissima – solo ai frequentatori della sua isola: Skopelos, un gioiello incastonato nell’Egeo. Ecco cosa disse di lui sul New Yorker Bruce Stutz, un giornalista approdato in Grecia negli anni ’90. Titolo dell’articolo: “Meraviglie segrete del’Egeo”:
“Uno dei musicisti più di rilievo che in quegli anni (’75) arrivò a Skopelos ( isola allora conosciuta solo da un turismo internazionale e molto ristretto) è Kostas Kalafatis con il suo genere musicale, il rembetiko. E’ un genere che nasce nei primi anni del secolo scorso nelle taverne tra i fumi dell’alcool e dell’hashish, musica di rivolta, di lamento esistenziale,di insopportabile solitudine, di lotta politica. La prima volta che ascoltai un concerto di Kostas e del suo gruppo cominciò verso le dieci di sera e alle otto di mattina erano ancora là, su una piccola pedana all’aperto di fronte al mare mentre l’amplificazione aveva illuminato e scaldato la notte umida con quei suoni nitidi chiari, struggenti. Si fermarono solo due volte, la prima per una pioggerellina lieve che li fece scappare a ripararsi sotto i tetti della taverna insieme al loro pubblico, la seconda quando arrivò la polizia alla 4 di mattina chiamata dai vicini che volevano dormire…è una scena familiare, tuttora i musicisti rembetici sono tormentati dai regolamenti di ordine pubblico, ma sapete che fanno? Quello che fecero anche Kostas e il suo gruppo: semplicemente staccarono gli amplificatori e continuarono a suonare in quasi silenzio creando una sessione intima, di un’intimità davvero rara in questi tempi.” (a cura di Antonella Durazzo)
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