Roma, fotografi anonimi in mostra

“In my madness I see your face in mine I keep a photograph It burns my wall with time”. Era questa la fotografia per David [...]

In my madness I see your face in mine I keep a photograph It burns my wall with time”. Era questa la fotografia per David Bowie: un oggetto familiare, come il volto di chi si ama, dotato di potenzialità perturbanti. La canzone si chiama An Occasional Dream ed è contenuta nell’album Space Oddity, del 1969. Ed è a questa, che si è ispirata, e da cui prende il titolo,  la mostra  Immagini singolari di fotografi anonimi curata da Matteo Di Castro. Fino al 7 giugno, a Roma, presso la S.T. foto libreria galleria, saranno esposte una quarantina d’ immagini trovate, di fotografie occasionali, appunto, realizzate nel secolo scorso. Le occasioni sono quelle del tempo libero, che nel [Novecento]6] cominciava a definirsi come un tempo a sé rispetto a quello lavorativo: il tempo della vita domestica e degli affetti familiari, delle gite, dei viaggi e delle vacanze, dello sport, delle curiosità improduttive e delle passioni private. Un tempo indagato attraverso fotografie anonime, senza titolo, né autore, che vengono valorizzate nella loro singolarità a partire dalla sensibilità estetica contemporanea. “An Occasional Dream non proponesecondo Matteo Di Castrouna visione panoramica e analitica della fotografia extra-professionale del secolo scorso. An Occasional Dream è probabilmente il primo evento espositivo, nel nostro Paese, che, partendo da un approccio collezionistico, propone una rassegna volutamente selettiva di foto trovate”. Sono le foto stampate dai laboratori fotografici dell’epoca, di dimensioni ridotte e impresse su carte ormai ingiallite dal tempo. Sono le foto conservate in casa, negli scatoloni o negli album di famiglia, poi, abbandonate, disperse, gettate via per dimenticare o per far spazio. Adesso, quelle foto rivivono grazie al nostro sguardo. (V.T)

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