Dopo la sconfitta di Waterloo, per Napoleone cominciò la fine e per le sue effigi anche. Tele, statue, monumenti, subirono nel giro di qualche tempo la stessa ingloriosa fine dell’imperatore di Francia. Molte opere furono distrutte, altre danneggiate, per altre ancora cominciò l’oblio.
E’ accaduto qualcosa di simile al gigantesco gesso di Antonio Canova che ritrae Napoleone in veste di Marte Pacificatore. Un colosso alto più di tre metri e pesante quasi due tonnellate, calco della grande statua in bronzo che pur giungendo a Milano nel 1812, trovò solo nel 1859 la sua collocazione nel cortile d’onore del Palazzo di Brera.
Il calco, invece, ha trascorso 200 anni in esilio, due secoli di vicissitudini che l’hanno condotto dallo scantinato dell’Accademia di belle arti di Milano, ad occupare un angolo della sala V. Nel novembre del 2008 il gesso è affidato alle cure di Daniele Angellotto di Firenze. Il restauro, diretto da Matteo Ceriana della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici della Lombardia Occidentale, ha restituito al gesso il suo originale valore, recuperandone la qualità, la definizione dei particolari e delle rifiniture che ne fanno un’opera unica, quale era nell’intenzioni dello stesso Canova, che dedicava ai gessi le stesse cure e attenzioni riservate alle sculture in marmo.
Da martedì, 5 maggio, l’imperatore ritrova il posto che gli compete nella Pinacoteca di Brera, dopo 200 anni.
Pinacoteca di Brera, Sala XV
via Brera, 28 – Milano
Orari 8.30-19.15 da martedì a domenica
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