Torino, la Democrazia va in scena con la prima Biennale

Esiste ancora la [Democrazia][1]? Nell’opera fondamentale di [Alexis de Tocqueville][2] scritta negli anni trenta dell’Ottocento, oltre all’elogio del “mondo nuovo” della [Democrazia][3], vi era già [...]

Esiste ancora la [Democrazia][1]?

Nell’opera fondamentale di [Alexis de Tocqueville][2] scritta negli anni trenta dell’Ottocento, oltre all’elogio del “mondo nuovo” della [Democrazia][3], vi era già qualche presentimento di deriva negativa della stessa. Secondo la pessimista visione del filosofo francese, “la spoliticizzazione della società d’antico regime e la desertificazione dello spirito pubblico […], rischiano di innescare, se combinate con il principio del suffragio universale, una pericolosa deriva in direzione del totalitarismo”. Oggi, [Alan Badiou][4], in un piccolo e illuminante  saggio intitolato [Sarkozy][5], edito in Italia da [Cronopio][6], contestualizza le parole del suo connazionale e descrive la vacuità di significato della democrazia elettorale contemporanea, identificata sempre più spesso nella mera partecipazione numerica all’evento elettorale: “Chiunque può rendersi conto che la democrazia elettorale non è uno spazio di scelta reale ma qualcosa che registra, come una sismografia passiva, disposizioni che sono completamente estranee alla volontà illuminata […] mettiamo che in un altro contesto, in un’altra epoca, un’enorme quantità di gente avesse votato, per esempio per Hitler – come del resto è avvenuto- e che gli elettori si fossero mobilitati in massa per andare a votare: si sarebbe ancora parlato di una schiacciante vittoria della democrazia?”. In parole povere, la democrazia esiste ancora? E se la risposta è sì, che forme ha assunto? A Torino, dal 22 al 24 aprile, il tema democratico verrà sviscerato in tutte le sue accezioni durante la prima edizione della [Biennale della democrazia][7], un evento di livello internazionale promosso dalla città di Torino, dal [Comitato Italia 150][8] e dalla regione Piemonte. A poco meno di due anni dalla celebrazione del 150° anniversario [dell’Unità d’Italia][9], in quella che è stata la prima capitale del Regno, una serie d’incontri culturali, dibattiti, laboratori, performance teatrali e proiezioni cinematografiche, diverranno strumento per la formazione e la diffusione di una cultura della democrazia che si traduca in pratica democratica: un laboratorio pubblico permanente, radicato nel territorio e rivolto alle grandi dimensioni della politica odierna, aperto al dialogo, capace di coinvolgere i giovani delle scuole e delle università, destinato a tutti i cittadini. Saranno numerose le personalità di spicco, che prenderanno parte alla manifestazione, a partire dal  suo padrino, [Gustavo Zagrebelsky][10], e dal Presidente della Repubblica, [Giorgio Napolitano][11]. Poi, un treno d’intellettuali ed artisti porteranno avanti il “percorso democratico”. Fra questi, [Tito Boeri][12], [Marco Revelli][13], [Pietro Garibaldi][14], [Luigi Bobbio][15], [Giuliano Amato][16], [Corrado Augias][17], [Andrea Bajani][18], [Khaled Fuam Allam][19], [Moni Ovadia][20], [Michele Serra][21], [Giovanna Zucconi][22], [Neri Marcorè][23] e [Antonio Albanese][24]. I luoghi degli incontri variano dal Teatro Regio e al Teatro Carignano, situato di fronte alla sede del primo parlamento, passando per il rinomato [Circolo dei Lettori][25] torinese e le sale del Massimo, fucina di svago per gli amanti del cinema d’essay e sede dell’ultimo morettiano FilmFestival cittadino.

Concludiamo con un’ultima citazione, quella espressa dal Presidente della Biennale, Gustavo Zagrebelsky, circa un anno fa, quando si cominciò a presentare il progetto. Una frase che raccoglie i dubbi della intellighenzia mondiale, giustificando a pieno l’iniziativa: “ […] anche quando le istituzioni della democrazia si sono affermate e i diritti democratici si sono diffusi, la democrazia vive in condizioni problematiche di insicurezza che la configurano non come un compito svolto una volta per tutte, ma sempre da svolgere e riconsiderare”.

Continueremo a seguire alcuni degli eventi della Biennale proprio per capire cosa c’è ancora da fare. (Valeria Tarallo)

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