Anche Pisa celebra il suo Galileo

Mentre il Senato italiano approva il ddl Calabrò sul testamento biologico, un argomento che ha riproposto il secolare contrasto fra scienza ed etica, nonché fra pensiero scientifico e principi etico-religiosi; a Pisa, ci si appresta a celebrare il quarto centenario delle prime rivelazioni astronomiche dello scienziato più eterodosso del seicento, colui che tra i primi rivendicò l’indipendenza della scienza dalla religione e il diritto alla libera ricerca scientifica. Presso una nuova struttura espositiva, il Palazzo Blu, dal 9 maggio al 19 luglio, Galileo Galilei sarà il principale protagonista della mostra “Il cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo”, che intende, appunto, rileggere l’intero percorso umano e scientifico del grande studioso, grazie all’esposizione di quadri, libri, sculture e oggetti. Un evento che s’inserisce tra le analoghe iniziative disseminate sul territorio italiano per l’anno galileano, come le mostre di Firenze, di Padova, di Milano. Curata da Lucia Tommasi Tongiorgi e da Alessandro Tosi dell’Università di Pisa e promossa da numerosi enti territoriali e nazionali, la mostra di Palazzo Blu indagherà anche i rapporti tra Galileo e i maggiori artisti del tempo, evidenziandone, in tal modo, la fitta trama di relazioni con cui le scienze e le arti risposero alle sue scoperte. Grazie a prestiti provenienti da importanti istituzioni culturali, nazionali e internazionali, dalla Royal Collection di Windsor al Maritime Museum di Londra, sarà possibile ammirare opere di alcuni dei grandi maestri della storia dell’arte, da Rubens a Brueghel, da Arcimboldo a Tintoretto, da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi. Non solo Galileo, quindi, ma l’intera storia umana e artistica del tempo si mostrerà attraverso sette fasi fondamentali della sua opera. Si partirà, infatti, dalla sezione “Il giovane Galileo tra scienze ed arti”, che illustrerà gli anni della formazione fra Pisa e Padova, città in cui lo scienziato ebbe la cattedra di Matematica e periodo in cui maturò intense relazioni espistolari con Paolo Sarpi e con i maggiori scienziati europei del tempo, da Keplero a Welser; per poi approdare alla settima ed ultima sezione dedicata alle “Nuove scienze e le nuove arti”, che il maestro ha lasciato in eredità ai posteri.

Non mancherà una vasta parte dedicata al Sidereus Nuncius, il trattato con il quale Galileo espose alla comunità scientifica internazionale una serie d’importanti scoperte (la natura montuosa della luna, l’individuazione di stelle prima sconosciute e dei quattro satelliti di Giove) fatte attraverso la riscoperta e il perfezionamento del cannocchiale. Siamo nel 1610 e la rivoluzione galileiana ha avuto inizio. La scienza e le arti non saranno più le stesse. Da allora un nuovo pensiero scientifico e figurativo percorrerà la storia, un pensiero giunto fino ai nostri giorni. (Valeria Tarallo)

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