Il sonno degli anni sessanta. Il mondo di Warhol risveglia Parigi
Un’inquadratura dal basso riprende un uomo (John Giorno) disteso sul letto che dorme. In primo piano i suoi piedi sfocati. Uno stacco della macchina da presa ci porta più vicino al soggetto, ora visibile dal busto insù. Poi, una sequenza uguale alla prima, anticipa un raccordo sull’asse, che ci permette di scrutare da vicino gli occhi chiusi dell’attore. Sono passati già cinque minuti, ma lo sguardo ammiccante di Andy Warhol spierà “l’uomo che dorme” per altre sei ore e venticinque minuti. In totale, sei ore e mezza di sonno per un film in bianco e nero, senza sonoro e senza una storia. Sleep, prima pellicola sperimentale dell’artista di Pittsburgh, esce nel 1963 ed esprime alla perfezione la sottile critica di Warhol alla realtà dell’epoca. Liberandosi d’ogni elemento soggettivistico l’artista lascia la parola al mondo oggettivo e diviene una macchina che registra e trasmette i nuovi soggetti e le nuove immagini della contemporaneità. Sempre in quegli anni, Warhol realizza, presso la sua Factory sulla 47th East Street di New York, le prime serigrafie di immagini tratte dalla cronaca: Coca-Cola, fiori, incidenti stradali, suicidi, Liz Taylor, Marylin Monroe. Ed è attraverso le serigrafie che hanno per soggetto la cantante di Bay Bay Baby, o meglio una parte del suo corpo – la sola testa, piatta ed isolata al centro di un fondo asettico-, che Warhol approfondisce il concetto di “serialità dell’opera d’arte”, un paradosso destinato a mettere in discussione gli stessi mezzi dell’industria culturale da lui utilizzati. Gli occhi, i capelli, i famosi riccioli biondi di Marylin, restituiscono uno schema artificiale, simbolo di un’umanità diventata stereotipo. Un’umanità che, raffreddandosi sempre di più, assurge a immagine di morte. Circa 250 delle serigrafie firmate Andy Warhol e raffiguranti artisti, star del cinema, musicisti, personalità del jet set e uomini politici, saranno in mostra fino al 13 luglio presso i Gran Palais di Parigi. “Il mondo di Andy Warhol” va in scena grazie ai Musei Nazionali francesi e l’Andy Warhol Museum di Pittsburg. Si stima un’affluenza di circa un milione di visitatori, attirati nella capitale francese da quel mosaico sociale fatto di volti diversi, tutti dello stesso formato, che comunicano in modo alternativo le immagini entrate da tempo a far parte dell’ immaginario collettivo. (Valeria Tarallo)
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[...] buon affare è l’arte migliore”. Da questo aforisma di Andy Warhol prende lo spunto la mostra allestita sino al 17 gennaio alla Tate Modern Gallery di Londra. [...]