Arte e Natura

Come Ermanno Olmi ha deciso di tradurre le sue istanze a favore della madre terra in una poetica del tutto sua, fatta di sussurri d’api, [...]

Come Ermanno Olmi ha deciso di tradurre le sue istanze a favore della madre terra in una poetica del tutto sua, fatta di sussurri d’api, ritmi naturali da orticello, soli che tramontano in lunghe ore, acquazzoni prodigiosi, quasi estenuanti per l’occhio, anche molti artisti visivi lavorano costantemente con la tematica della natura, oltre che con i suoi elementi. Esempio illustre del fermento di questo filone, uno degli ultimi sopravvissuti all’olocausto dell’arte (o finanza) contemporanea, è il PAV, di cui abbiamo fatto ampio riferimento in questo stesso blog (vedi qui). Piero Gilardi, creatore e sostenitore fattivo, è uno dei capiscuola viventi di un’arte che conosce il modo di dialogare con le urgenze che la natura ci pone. I suoi tappeti-natura sono stralci di fiumi, squarci di bosco, greti legnosi e pietrosi, che pongono un universo naturale in luoghi prettamente artificiosi. Quei boschi di poliuretano espanso ci invischiano nella riflessione più compromettente: natura, oggi, non è più nulla se non un eremo artificiale.

Arte naturale non è, però, solo una riflessione caustica sulla fine del sapere contadino come in Olmi, Gilardi, per non dire Stern. Ma è anche poetica di un’arte che è flusso di pensiero, scorrere di acqua di fiume. Contemplabile, mai coglibile. E’ il caso del lavoro di Christiane Lohr, artista scandinava, che utilizza semi di papavero, Taraxacum, denti di leone esplosi, sementi in disfacimento. E’ il senso di una contemporaneità che va assolutamente compresa, tutelata mediante il pensiero, ma mai custodita gelosamente. Oppure del lavoro di Michel Blazy, altro artista vicino ai sentimenti di Gilardi. Utilizzatore di muffe, padre di spume organiche. Le sue sono erezioni di funghi di ogni tipo. Schiume naturali che emergono da tavoli o cassonetti e che afferriscono all’estetica della grande madre. Così come le api che sussurrano di Olmi. I temporali e gli urogalli di Stern. O ancora i giardini pensili di Avital Geva. Artista che riproduce erbe e piccoli ecosistemi floreali facendo confluire rigagnoli d’acqua sui pavimenti di cemento duro.

Altra declinazione di questa eterogenea poetica della natura come madre e confidente è l’arte site specific di Arte Sella Borgo Valsugana. Ennesimo piccolo antro paradisiaco di cui abbiamo discusso (vedi qui).

Potremmo poi citare molti altri artisti che lavorano con il tema della natura sia esso in termini sociali, che di archetipo. Come Sabrina Mezzaqui in alcuni video, Erik Samakh, Marco Porta.

Tutto questo, e altri nomi e luoghi che scopriremo nel corso dei vari post sull’argomento, per introdurre una tematica fondamentale. E per indurvi a riflettere sul fatto che la Natura sia nostra madre irrinunciabile e legittima. Porti in seno la linfa per la nostra sopravvivenza. Rappresenti un baluardo fondamentale per la riflessione culturale contemporanea. E che Lei ci suggerisce la nostra fugacità, lo scorrere del suo tempo come delle sue stagioni, il valore del pensiero: non oggetto da congelare ma da consumare consapevolmente, da metabolizzare, da diffondere a vantaggio dell’umanità intera.

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