A metà degli anni ’90 lo scultore Gunter Demnig ha installato in diverse città tedesche le cosiddette Stolpersteine, le “pietre che fanno inciampare”. Si tratta di blocchi di ottone che recano incisi il nome, l’anno di nascita e una nota biografica delle vittime delle persecuzioni naziste. Ebrei, rom, omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova, portatori di handicap, in tutto oltre 15mila “ostacoli” sono stati collocati su marciapiedi davanti ad edifici che furono l’ultimo domicilio delle vittime. “Sono il nostro cuore e la nostra mente a dover inciampare”, rispose Demnig ad un ragazzo che gli chiedeva perché rischiare di dover cadere e farsi male. Le pietre della memoria sono anche uscite dalla Gernania, se ne trovano in Austria (anche a Braunau am Inn, il luogo natale di Hitler) e poi in Olanda e in Ungheria. Ne troveremo mai in Italia? Intanto l’esperienza artistica di Demnig è diventata un documentario: Stolperstein. Girato da Doerte Franke, il film è uscito nelle sale tedesche lo scorso novembre, riscuotendo un buon successo di pubblico e di critica.
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