Si è chiusa ieri presso tre differenti sedi piemontesi, la mostra dedicata al grande Aldo. In arte semplicemente Mondino: un’artista che nel dopoguerra italiano e internazionale ha lasciato un segno oltre che un sorriso, nella mente di ciascuno di noi. Iperbolico, paradossale, anarchico: Aldo Mondino non era un’artista che puntava a scandalizzare il pubblico. I suoi giochi: linguistici, letterari, ideologici puntavano proprio a disarticolare codici e schemi predefiniti per riportare l’opera d’arte e l’indagine artistica ad una nuova centralità. C’è tanto nei tratti di Mondino delle avanguardie storiche, specialmente per i giochi-esperimenti pittorici e scultorei ispirati al futurismo -Duetto o Fu-tour- o al cubismo -Fatti e Rifatti-.
Non ci si stancherebbe di osservare l’oriente di Mondino. Il suo viaggiare tra i colori, le vesti e gli sguardi di mondi lontani e da lui interpretati “all’occidentale” ci fa capire la grandezza di opere quali i Mevlevi, i Dervisci o Mustafa o la serie dei magnifici Tappeti.
La ricerca di questo artista è stata variegata e incessante fino alla fine. Le terre in cui ha vissuto hanno voluto rendergli omaggio con una retrospettiva artistica degna dell’autorevolezza di questo grande Maestro.
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