Arte ed Economie: verso nuovi modelli di scambio ( Parte I)

Cosa può essere detto a proposito del rapporto tra la Cultura e l’Impresa? O meglio come può essere analizzata, se esiste, la relazione tra Cultura [...]

Cosa può essere detto a proposito del rapporto tra la Cultura e l’Impresa? O meglio come può essere analizzata, se esiste, la relazione tra Cultura e Impresa? Ecco questo è un po’ il pensiero su cui vorremmo fermarci a riflettere oggi grazie all’aiuto di un artista, il caro amico Cesare (Pietroiusti) e un personaggio molto caro, non solo a me personalmente ma perché ha fatto molto per il nostro lavoro e per trivioquadrivio che è Carlo Sini.

Inizierei da te Cesare. Prima di tutto, ciao a tutti..magari qualcuno mi conosce già mentre altri hanno forse sentito parlare non tanto di me quanto delle mie performance artistiche in giro per l’Europa e del tipo di lavoro che faccio. Per me un artista è colui che si sposta. Si sposta nelle diverse tecniche artistiche, esplorando nuove tematiche e nuovi mondi. L’artista di oggi è davvero caratterizzato da un’interdisciplinarità del suo lavoro. Mi piace interpretare la figura di un artista come colui che non sa fare nulla e che quindi potenzialmente può fare tutto: corre dei rischi, esperimenta, si mette in mostra. L’Economia è un territorio ove le leggi che lo regolano sono chiare, esplicite e non sono dunque trascendenti rispetto alle relazioni umane ma anzi ne fanno proprio parte.

Allora adesso vi mostro alcuni dei progetti che negli ultimi anni ho realizzato in Italia e in particolare in Inghilterra, a Birmingham presso lo spazio Ikon.

Il primo forse lo avete visto entrando nell’edificio, sta proprio qui fuori, è un’opera che ho realizzato con Stefano Arienti per il Museo di Arte Moderna di Bologna, il MAMbo forse qualcuno già lo conosce. Si tratta di una scultura realizzata con banconote da 50 euro, solo da 50 euro, piegate e disposte in modi diversi e che formano una composizione che si chiama appunto Disponibilità della Cosa. L’uso della banconota è giustificato in quanto e un facile esempio di come si possa giocare sulla banalità e sul paradosso. Il tabù connesso al valore intrinseco della banconota, il suo potere d’acquisto e tutte le connessioni con l’economia e il mondo danno avio ad una provocazione che si muove contro gli schemi quotidiani, con l’obiettivo di destrutturare l’ordine consueto delle relazioni. La particolarità dell’opera è che ognuno può contribuire alla realizzazione e alla crescita dell’opera acquistando una o più quote da 50 euro. Sottoscrivendosi, i conferenti aderiscono ad un patto di compartecipazione con i due artisti agli eventuali utili, ricevendo anche un Certificato di Conferimento numerato, firmato e autenticato da me e Stefano.. Un altro progetto è stato quello realizzato presso il Caffè dello spazio Ikon, con una performance intitolata Enriching Money. Il mio progetto consisteva nel cucinare per 24 ore consecutive pietanze divese per i clienti del ristorante, cose semplici ma..posso assicurare davvero gustose. Inversamente a quanto accade nei ristoranti convenzionali però, coloro che finivano tutto il piatto senza lasciare avanzi –mia mamma mi ha sempre insegnato che il piatto si finisce a tavola!- ricevano in cambio i soldi equivalenti al prezzo del piatto così come segnato sul menu. Quindi la gente al posto di pagare veniva sostanzialmente pagata per il cibo ingerito..ecco.

Sempre lì, abbiamo realizzato un’asta chiamata Eating Money. Io e Pau Griffiths, un arista con cui collaboro spesso, isieme ci divertiamo molto..abbiamo indetto un’asta di banconote, nella quale coloro che offrivano la somma più alta vedavano le loro banconote venire mangiate dai noi due. Ovviamente la banconota ha fatto poi il suo percorso nel nostro intestino – e vi assicuro che la nausea che mi ha provocato è stata davvero tanta, ma ho curato la banconota come se avessi avuto un figlio in grembo in quanto non dovevo perderla!- e ripulita è stata poi riconsegnata al proprietario corredata di certificato firmato autenticato e via dicendo..

Mi sono anche cimentato in diversi espirimenti di modificazione delle banconote, studiando davvero tutti i modi possibili di alterazione irreveribile di una banconota. Dal punto di vista naturale, chimico e via dicendo. L’acido solforico è l’acido più forte in assoluto..non lo provate ma se vi fidate vi assicuro che ha effetti irreversibili sul serio! Anche qui ho realizzato una perfromance dal nome How to irreversibly transform money.

Sempre con l’Ikon Gallery abbiamo poi sperimentato un progetto dal titolo Money Washing . Questo è stato alquanto divertente perché abbiamo voluto diciamo pure “giocare” con il concetto di tempo-denaro e di attenzione ( anche nell’accezione di sguardo visivo) al denaro e spesso si parla anche di sguardo nei confronti di un target o un segmento di mercato..Bene, allora abbiamo ideato una teca con una banconota all’interno che la gente doveva fissare attentamente, senza mai distogliere lo sguardo, per il maggior tempo possibile. Il tempo dedicato all’osservazione del denaro costituiva proprio la valuta con la quale si sarebbe acquistata la banconota. Insomma una messa in discussione dei processi di scambio.. Beh..questo è un po’ una sistesi del mio lavoro e delle direzioni in cui mi sono orientato nei miei ultimi progetti..spero di essermi spiegato abbastanza bene..

Grazie Cesare.

Riproduzione della conversazione avvenuta nell’incontro di Sabato 15 Novembre 2008 presso Head Quarter Pirelli Re durante Art for Business Forum 2008.

Cesare Pietroiusti, artista Valeria Cantoni, ideatrice e responsabile di Art for Business Forum Martedì prossimo eggerete la risposta di Carlo Sini!

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