Twitter, il 2012 dei cinguettii

Una ripassata del 2012, attraverso i tweet e le conversazioni più seguite nel mondo. Tutto mentre Mario Monti, nella sera di Natale, esordiva col suo primo cinguettio

810mila retweet, 300mila approvazioni, ha girato nel giro di pochi minuti 200 paesi in tutto il mondo, ed è stata la prima vittoria elettorale di un presidente USA ad essere annunciata attraverso un social network. “Four more years” (altri quattro anni), ha scritto Obama il 6 novembre scorso prima di salire sul palco di Chicago e festeggiare con i suoi collaboratori la seconda rielezione. Ad accompagnare la breve frase, la foto del suo abbraccio con Michelle sullo sfondo di un cielo nuvoloso. Un’immagine impeccabile, studiata da vecchie volpi della comunicazione per trasmettere ancora una volta l’immagine più umana del presidente, e – paradossalmente – quella più spontanea. E’ questo il tweet d’oro del 2013, ci dice il social network nell’annuale resoconto, sono bastate poche ore perché questo tweet diventasse contemporaneamente il più ritwittato del 2012 ed il più ritwittato di sempre.

“Solo” 220mila retweet ed oltre centomila preferenze per il cinguettio col quale Justin Bieber, la star nata e cresciuta in Internet ha salutato con commozione una sua fan di 6 anni morta per una rara forma di tumore al cervello. L’idolo delle adolescenti aveva seguito il progredire della malattia. Il “grido di rabbia” contro gli arbitri di un idolo del football americano, TJ Lang (28mila retweet e 28mila preferiti) al terzo posto della classifica; seguito dal tweet di ringraziamento del team olimpico britannico a conclusione dei “trionfali” Giochi di Londra e, al quinto posto, l’annuncio del matrimonio tra Koichi Yamadera e Rie Tanaka, due celebri doppiatori di manga, seguiti in Giappone da un foltissimo pubblico.

 

Ma la classifica più significativa è quella del “battito del pianeta“, ovvero le conversazioni dell’anno nate attorno a singoli eventi che generano un grande numero di tweet e retweet. E se le Olimpiadi di Londra, con i loro 150milioni di cinguettii hanno segnato il maggior numero di conversazioni (80mila al minuto solo durante la finale dei 200 metri vinta da Usain Bolt); l’interesse della gente s’è diviso tra tragedia e intrattenimento, tra politica e sport; le elezioni USA; gli MTV video music awards; il Super Bowl; gli Europei di calcio (durante la finale in cui la Spagna ha battuto l’Italia 4-0, il goal di Juan Mata ha scatenato 267.200 Tweet al minuto. Altri grandi momenti di Twitter: il secondo goal di Mario Balotelli per l’Italia contro la Germania, il goal di Cesc Fabregas per la Spagna contro l’Italia e la sconfitta del Portogallo ad opera della Spagna in semifinale); l’uragano Sandy; la partita Barcellona – Chelsea valida per le semifinali di Champions league; il film di anime giapponese “Summer wars“; e poi la morte di Whitney Huston, a febbraio; e infine, la SOPA|PIPA, le contestate leggi anti pirateria all’esame del Congresso USA.

 

In attesa che tutto questo esca dalla cronaca e diventi Storia, il social network ha accolto quest’anno nuove voci provenienti da ogni angolo del pianeta: dal Papa a Pelé a PSY. Ed anche i politici italiani ne hanno scoperto tutto il potenziale: da Beppe Grillo a Matteo Renzi, passando per sindaci, segretari di partito, parlamentari. Il potere di un cinguettio, intanto, è stato scoperto anche dal dimissionato premier Mario Monti che nella sera di Natale ha lanciato il suo primo tweet al Paese  “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa – agenda per un impegno comune” dall’indirizzo @SenMario Monti . D’ora in avanti non ci sarà scampo, la campagna elettorale sarà cinguettata. Meglio attrezzarsi.

 

Regolarmente ripreso dai media, commentato, dissezionato, rimbalzato, il tweet avvicina la politica alla gente allontanandola sempre più dal vero.  Perché, per paradosso, è proprio il limite dei 140 caratteri che consente di dire tutto e il contrario di tutto, di giustificare gaffe e superficialità, ripensamenti e inesattezze. E se è vero che al popolo della rete nulla si può nascondere, che quei 140 caratteri rappresentano pur sempre una pubblica esposizione, guai a crederci troppo, è come confondere la comunicazione con l’informazione, l’abbraccio di Obama e Michelle con le politiche USA. (a.d)

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