Google Glass: parla Sergey Brin, il co-fondatore di Google

Uno degli oggetti più attesi del 2013. Gli occhiali più innovativi della storia sono già un successo.

La nuova frontiera della moda e dell’innovazione si chiama Google Glass, e stiamo parlando proprio degli occhiali 3D di casa Google perfetti per poter vedere, anzi guardare oltre. Un’asta inventata è riuscita a fare lievitare il prezzo degli occhiali miracolosi fino a 15.000$. Il dato è importante, incredibile e a tratti surreale e le carte in regola per rendere i Google Glass un oggetto che in molto vorranno e in altrettanti acquisteranno, ci sono tutti.

A raccontare il fenomeno ci ha pensato Sergey Brin, co-fondatore di Google:

“Il telefono cellulare è un’abitudine nervosa. Se fumassi, probabilmente accenderei una sigaretta invece di usare il cellulare, sembrerebbe più fico. Ma tiro fuori questo oggetto come se avessi qualcosa d’importante da fare. È questo il modo in cui dobbiamo interagire con le altre persone? È una sorta d’inibizione. Stai solo strofinando questo noioso pezzo di vetro. È questo quello che dovresti fare col tuo corpo?”.

Ma cosa c’è dietro l’idea dei Google Glass, come e perché sono nati?

“Vuoi qualcosa che liberi i tuoi occhi. Abbiamo voluto liberare anche le orecchie. È stato magico catturare momenti passati con la mia famiglia e i bambini che non avrei mai potuto prendere con una fotocamera o un telefono, su un’altalena, in aria o in qualsiasi situazione”.

Eppure arriva l’esposto del Codacons e parte l’inchiesta da Roma, perché a quanto pare i Google Glass potrebbero risultare dannosi. A riferirlo ci ha pensato Repubblica:

“Ai carabinieri del Nas sono stati immediatamente affidati gli accertamenti sul campo e la relazione dei militari del nucleo antisofisticazioni e sanità ha rafforzato l’ipotesi investigativa del magistrato romano che ieri ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato. Il pm deve ancora pronunciarsi sulla richiesta di sequestro preventivo degli occhialini avanzata dall’associazione consumatori. Per ora sotto i riflettori della magistratura romana è finita un’impresa giapponese, una delle quattro che produce gli occhiali 3D. «Non si tratta della Sony», specificano gli inquirenti, ma è certo che la ditta sotto accusa rifornisce la gran parte delle sale italiane”.

Addirittura i problemi potrebbero derivare anche dal materiale con cui sono costruiti:

“Emblematico il caso di una bimba di 3 anni di Milano che dopo aver assistito, nel 2010, alla proiezione pomeridiana di un cartone animato indossando appunto gli occhiali, «riportò una fortissima infiammazione all’occhio sinistro». La sera il suo occhio iniziò a gonfiarsi e la mattina dopo «aveva assunto le dimensioni di una noce». I genitori, racconta il Codacons, hanno allora portato la bimba al pronto soccorso dove i medici le hanno riscontrato «un’infiammazione acuta» e somministrato una pomata cortisonica, escludendo la presenza di ecchimosi e lesioni da colpo. All’epoca l’associazione dei consumatori denunciò per la prima volta il potenziale pericolo degli occhiali per la visione in 3D. «Gli occhiali non hanno marcatura Ce, sono di materiali di ignota provenienza, non vengono sterilizzati dopo l’uso e cambiano almeno tre volti al giorno»”.

Nel frattempo bisognerà attendere la fine del 2013: mettete i soldi da parte, perché i Google Glass avranno un costo di circa 1.5000 dollari.

 

(b.p.)

 

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