The Great Gatsby, la costruzione di un fenomeno (o di un flop)

L’adattamento in 3D di The Great Gatsby, il film di Baz Luhrmann che aprirà il festival di Cannes e che uscirà in Italia il 16 maggio è una sfida lanciata a un romanzo immenso che al cinema non ha mai avuto successo

La critica concorda, il capolavoro di Scott Fitzgerald s’è dimostrato particolarmente resistente agli adattamenti. Un romanzo straordinario (PER APPROFONDIRE CLICCA QUI) che ha avuto il suo primo adattamento nel 1926, film andato perduto e del quale resta oggi solo il trailer; e poi rieccolo nel 1949 quasi senza lasciare traccia e poi nel 1974, un film bellissimo e sontuoso quello sceneggiato da Francis Ford Coppola e diretto da Jack Clayton con Robert Redford e Mia Farrow e i magnifici abiti firmati da Ralph Lauren, ma non ha catturato l’immaginazione del pubblico né della critica, nonostante gli sforzi produttivi. E neppure l’adattamento televisivo della BBC, anno 2000 con Brit Toby Stephens e Mira Sorvino, ha avuto plausi particolari. L’unico successo che possiamo registrare per un adattamento di The Great Gatsby è quello di un videogioco di Nintendo dal sapore retrò: The Great Gatsby NES, in cui una pixelata Nick Carraway, inseguita da “camerieri strambi, bevitori vertiginosi e ballerini folli” va alla ricerca del misterioso Gatsby. Quando è stato lanciato on line nel febbraio 2011, la popolarità è stata immediata tanto che il sito web relativo è rimasto “impallato” per giorni e giorni.

Il gennaio del 2011 è la data cruciale, è stato in quel momento che i diritti del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald – e la parola capolavoro la ripeteremo più volte perché il piccolo romanzo della “generazione perduta” è tale – sono scaduti, ed è stato in quel momento che i riadattamenti si sono inseguiti. Molti in teatro (negli Usa, in Inghilterra e in mezzo mondo) e via al film su questo classico della letteratura americana che pure è stato girato a Sidney da un regista australiano.

 

Leggenda vuole che una decina di anni fa Baz Luhrmann fosse in viaggio attraverso le steppe russe  a bordo del Trans-Siberian Express, quando s’è ritrovato ad ascoltare l’audiobook del grande Gatsby e rapito dalla prosa di Fitzgerald avesse deciso allora di trarne un film.

Si tratta di un romanzo breve, circa 200 pagine (in Italia fu tradotto da Fernanda Pivano e pubblicato da Einaudi) con una trama esile che s’incrocia alla prosa bellissima del narratore Nick Carraway e alle sue considerazioni su Gatsby Defy, ma Luhrmann l’ha trasformato in un film lungo e costoso. Per realizzarlo sono servite oltre 1.160 persone (e 960 per il lancio) con un budget di produzione superiore ai 100 milioni di dollari, cifra enorme per un film senza effetti speciali particolari, ma costosissima è stata la messa in scena delle feste sontuose che Gatsby organizza nella sua enorme casa di Long Island. Prada e Brooks Bros hanno fornito centinaia di abiti da sera e smoking (oggetto in queste settimane di una mostra a New York) mentre dagli USA venivano portate sul set australiano decine d’auto degli anni ’20.

 

Per l’ambientazione retrò, la larghezza dei mezzi, la scelta di Leonardo Di Caprio come protagonista, The Great Gatsby è certo che troverà come termine di paragone Titanic di James Cameron. Troverà la stessa accoglienza nel pubblico? E soprattutto riuscirà a colpire l’immaginario dei più giovani? Come Titanic la sua lavorazione ha comportato molti ritardi e diverse disavventure. La notizia che Luhrmann volesse girare The Great Gatsby era stata riportata dalla stampa specializzata nel corso del 2008, originariamente a produrlo doveva essere Sony, ma lo studio ha esitato a causa dei costi e alla fine, la Warner Bros e Village Roadshow hanno acquistato il progetto finito. Se Leonardo Di Caprio è stato da subito presentato come come Gatsby, molte star hanno gareggiato per gli altri ruoli principali. Rebecca Hall, Keira Knightley e Scarlett Johansson sono state tra le prime ad essere candidate per il ruolo della fidanzata di Gatsby, Daisy Buchanan. Luhrmann alla fine ha scelto Carey Mulligan. Ben Affleck in origine doveva essere il marito brutale Tom Buchanan,  ma poi era preso dalla lavorazione di Argo e alla fine, il ruolo è andato all’attore australiano Joel Edgerton.

Le riprese sono iniziate alla fine del 2011 per arrivare in sala a Natale 2012, in tempo per gli Oscar ma la produzione è stata spostata in avanti per problemi tecnici, tra i quali si segnala il ferimento del regista, colpito al capo da una fotocamera. Il rischio Luhrmann, però, incidenti a parte, sta proprio nell’aver affrontato il grande romanzo. Ambientato nei turbolenti anni ’20 uno dei motivi del suo fascino è la tensione continua tra l’edonismo dei tempi e degli ambienti e la sotterranea cupezza che pervade i personaggi. Ma se il film si basa troppo sul glamour, rischia di diventare superficiale, se invece dà spazio ai “temi oscuri” rischia di alienarsi le simpatie del pubblico giovane. Quello a cui è indirizzato, quello a cui Luhrmann, gran modernizzatore di storie (vedi Romeo + Giulietta e lo stesso Moulin Rouge) si rivolge affrontando Gatsby in 3D e inserendovi la musica di Jay-Z, Beyoncé, Will.i.am, Emeli Sandé.

 

A quanto pare, la sfida è vinta ma non stravinta. Dopo la prima negli States, The Hollywood Reporter  ha scritto:

Come è inevitabile con lo showman australiano che non ha mai incontrato una scena che non pensava potesse essere migliorata con più musica, costumi, accessori e trucchi della telecamera, questa enorme produzione inizia con l’essere over-the-top e si muove da lì. Ma, dato lo stile di vita smodato del personaggio del titolo, questo approccio non è esattamente inappropriato, anche se è in contrasto nitido con la raffinatezza della prosa dell’autore. Anche se le sfide drammatiche poste dal carattere del narratore Nick Carraway restano problematiche, il cast è di prim’ordine, l’atmosfera e la storia forniscono una misura dell’ intossicazione e, soprattutto, le tematiche principali di pertinenza del sogno americano: l’auto-reinvenzione e l’amore perduto, ritrovato e perso di nuovo sono tenacemente affrontate”.

 

Insomma grandi feste techno, abiti bellissimi, riprese raffinate, ma non solo. C’è dell’altro nel Grande Gatsby, anche in quello firmato da Luhrmann.   

 

(a.d)

 

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