“Si alza il vento” di Hayao Miyazaki

In concorso a Venezia, Si alza il vento celebra l’atteso ritorno di uno dei maestri dell’animazione giapponese

Sin dai giorni che hanno preceduto l’inizio della 70esima Mostra del cinema a Venezia tutte le attenzioni, dal pubblico ai giornalisti, erano concentrate su unico film, Kaze Tachinu, Si alza il vento, che brilla nella scaletta di un’edizione che non sembra in vena di colpi di scena, almeno sulla carta.

Strano a dirsi, ma l’opera in questione è un film d’animazione, meno strano se pensiamo che l’autore è un giapponese di settantadue anni, definito dallo stesso Kurosawa il miglior regista del Giappone e già vincitore del premio Oscar al miglior film straniero nel 2002.

Parliamo dunque di Hayao Miyazaki, fondatore, insieme a Isao Takahata, del celeberrimo Studio Ghibli, che dal 1985 si occupa della produzione di sogni, sotto le sembianze di cartoni animati.
Se vogliamo capire l’importanza di questo film, come tale, dobbiamo calarci nella concezione giapponese, riguardo anime e manga.

Kaze Tachinu

Per gli occidentali, questo genere di cose sono spesso bollate come “passatempi per ragazzini”, senza soffermarsi sulla profondità che certe opere di questo tipo esprimono, ovviamente non tutte.

Finisce così che i lavori dello Studio Ghibli sono equiparati ai prodotti per famiglie della Disney, con il risultato che i bambini, portati al cinema dai genitori, non riescono ad apprezzarne il valore.
Quello che sovente non viene compreso è che manga e anime non sono altro che un naturale sviluppo dall’arte giapponese del disegno.

Difatti la prima serie di Manga, in forma primordiale, risale agli inizi dell’ottocento ed è da attribuire al maestro dell’ukyo-e Katsushika Hokusai, che tanta influenza ebbe sugli impressionisti e su Van Gogh.

Negli anime, poi, frequentemente vengono affrontati temi filosofici o scientifici che riescono a fomentare accese controversie, unitamente ad una sempre viva ricerca del disegno e del colore.

Kaze Tachinu non è certo da meno, al momento in Giappone si è creato un vivo dibatto intorno al film, poiché sembra voler “riequilibrare a colpi di matita l’apocalisse di Hiroshima”.

La storia narrata è quella di Jiro Horikoshi, rimasto negli annali per aver progettato il caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero, per lungo tempo considerato il miglior areo da combattimento, prima utilizzato per l’attacco a sorpresa a Pearl Harbor il 7 dicembre 1945 e in seguito, quando la tecnologia rese lo Zero obsoleto, i giovani piloti kamikaze lo impiegavano per i loro voli suicidi contro la flotta americana.

Tuttavia Miyazaki è noto per il pacifismo che rasenta l’estremismo, quindi la realizzazione di un film che sembra celebrare l’inventore di una delle più famose macchine di morte ha fatto sorgere qualche dubbio anche ai fan più accaniti.
Il regista celebra sì l’inventore, ma ne esalta il lato ingenuo e sognatore, al di là del bene e del male. La vicenda inizia con una meravigliosa sequenza onirica, in cui Jiro, ancora bambino, sogna di volare sopra la campagna che circonda la sua casa, finché l’intervento di mostruosi aerei da guerra lo fanno precipitare e lo destano di soprassalto.

In questi primi minuti è già contenuto tutto il messaggio politico del film; Jiro è un sognatore, il suo desiderio è di volare alto fino a sfiorare le nuvole con le dita, ma è nato nel periodo sbagliato per sognare, perché la politica guerrafondaia del Giappone del pre-guerra, piegherà i suoi sogni per i propri fini bellici.

È immaginabile individuare un certo biografismo di fondo, poiché il padre di Hayao era ingegnere nautico e titolare della fabbrica Miyazaki Airplane, che durante il secondo conflitto mondiale si occupava di costruire gli apparecchi progettati da Horikoshi, tra cui anche gli A6M Zero. Potremmo così spingerci ad affermare che la storia di Jiro coincide con quella di Miyazaki, così com’è possibile ravvisare un parallelismo tra la condizione socio-politica del Giappone pre-guerra e quella odierna.

Kaze Tachinu

Rispetto ai precedenti lavori del maestro, Kaze Tachinu possiede una maggiore attitudine realista, anche se la colla che tiene unite le varie parti è rappresentata dai sogni del protagonista, in cui colloquia con il suo mentore e idolo, il celebre ingegnere aereonautico Gianni Caproni, segno, tra le altre cose, di un amore mai sopito di Miyazaki per il Bel Paese.

Sono, dunque, sempre presenti i classici temi dei suoi lavori, come il volo, il rifiuto della guerra, la precarietà della natura e la sua bellezza. A questi però si aggiunge un elemento inedito, oppure mai degnamente sviluppato, che rende questa pellicola unica nel corpus di opere miyazakiano e ne segna la definitiva maturazione artistica. Oltre a soffermarsi sul lavoro di Jiro nei dettagli e sulla situazione politica, nella trama si ritaglia uno spazio anche la storia d’amore tra l’ingegnere giapponese e Naoko.

Quello che sorprende è che l’autore riesce a creare un vero e proprio melò, che passa dalle tenui sfumature color pastello dei primi sguardi fino alle tragiche tinte della malattia, trovando nella scena in cui gli innamorati si lanciano l’aeroplanino di carta la summa della vicenda, una perfetta combinazione di leggerezza e pericolo nascosto.

Solitamente Miyazaki mette al centro delle sue storie eroine femminile, questa volta preferisce lasciare le donne in secondo piano, ma la figura di Naoko si stampa indelebilmente nel cuore dello spettatore, entrando di diritto nella galleria di caratteri femminili della tradizione giapponese, accanto alla Satoko di Mishima o alla Oharu di Mizoguchi.

In Giappone solamente nel primo weekend Kaze Tachinu ha incassato 9 milioni di dollari, diventando così il film con il maggiore incasso nella terra del Sol Levante, battendo il precedente record detenuto da Mononoke Hime, sempre dello stesso autore.
Fedele ai propri ideali, Miyazaki si avvale solamente di tecniche di disegno tradizionali, impiegando anche 5 anni per realizzare un cartoon, ma il risultato è stupefacente fin nei minimi dettagli degli abiti, degli interni e soprattutto dell’immenso cielo in cui sfrecciano rapidi i sogni, a dispetto delle nuove frontiere della creazione digitale.

Si alza il vento verrà proiettato alla 70esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, domenica 1 settembre alle 19.30 e lunedì 2 settembre alle 17.30. (f.p.)

“Si alza il vento” di Hayao Miyazaki – Trailer

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