Rush: Lauda e Hunt, al cinema i “migliori nemici” dell’automobilismo

Ron Howard di nuovo in squadra con lo sceneggiatore Peter Morgan per Rush, storia della rivalità fra il talentuoso playboy inglese James Hunt (Chris Hemsworth) e l’intransigente austriaco Niki Lauda (Daniel Brül) sullo sfondo degli anni d’oro della Formula 1. Al cinema da giovedì 19 settembre in 400 copie

Per gli appassionati della Formula 1 gli anni ’70 sono nel mito. Sono anni ancora eroici, dove sull’asfalto delle piste adrenalina e sangue talvolta si mescolano alimentando l’immaginario del pilota sempre in bilico tra follia e talento, ragione e istinto. James Hunt e Niki Lauda incarnano tutta la tavolozza immaginifica del pilota, gli estremi che si completano, a beneficio di uno spettacolo che non può che continuare, qualsiasi cosa accada. Ron Howard che l’altro giorno ha presentato il film  alla stampa italiana dice che “non è un film sullo sport, ma sull’entusiasmo di quel periodo“, mentre per  Pierfrancesco Favino che interpreta un altro protagonista del tempo, il ferrarista Clay Regazzoni: “Una buona sceneggiatura come questa fa vivere bene anche i personaggi di contorno“.

 

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LA STORIA

Nel 1975 Niki Lauda vince il campionato di Formula 1 alla guida di una Ferrari, pone così fine all’egemonia della Ford durata sette anni. La sua vittoria diventa il presupposto per la drammatica stagione del 1976 durante la quale si dipana la storia di Rush.

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IL CAMPIONATO DEL 1976

 

Le prime nove gare vedono Niki Lauda, campione in carica, vincere ben sei gare e prendere due secondi e un terzo posto. A metà stagione, Lauda e la scuderia Ferrari sono in testa al campionato con un punteggio che sembra imbattibile, superiore al doppio dei punti accumulati dal loro rivale più prossimo. E mentre Lauda domina, James Hunt – il pilota che sarebbe poi diventato il suo più grande rivale- fa una grande fatica per essere competitivo per gran parte delle corse. Durante il suo primo anno con la scuderia McLaren riesce solo a qualificarsi quarto nelle prime sei gare della stagione.

Ma le difficoltà inseguono Hunt anche quando vince. Nonostante abbia battuto Lauda al traguardo durante la quarta gara della stagione in Spagna, viene squalificato perché la sua Marlboro McLaren-Ford M23 sarebbe troppo larga. La scuderia contesta la decisone e vince l’appello ma è solo dopo due mesi che Hunt vede il proprio punteggio ristabilito.

Hunt vince al Gran Premio di Francia (l’ottava gara del campionato) quando Lauda si vede costretto a ritirarsi per problemi al motore. Questa è l’unica gara durante la quale il pilota austriaco non riesce a raggiungere il traguardo. In seguito al suo trionfo in Francia, Hunt fa ritorno a casa come un eroe pronto per correre al Grand Prix britannico di Brands Hatch. Lauda ottiene la pole e domina la prima metà della gara ma quando sorgono problemi con le marce a soli 15 minuti dalla fine, Hunt prende il controllo della corsa facendo impazzire la folla sugli spalti. Vince la gara e Lauda è secondo. Ma le controversie non sono ancora finite per Hunt. Il gran premio britannico è stato portato a termine dopo una ripartenza durante il primo giro. Per la seconda partenza Hunt opta per l’auto di riserva. Dopo la gara, la Ferrari e altre due scuderie contestano perciò la vittoria dell’inglese. Secondo la McLaren le contestazioni non hanno fondamento perchè non è stato completato alcun giro prima della seconda partenza ma l’organo ufficiale della F1 finisce con l‘annullare la vittoria di Hunt e attribuire a Lauda il primo posto.

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L’INCIDENTE DI NIKI LAUDA

 

Alla decima corsa, il gran prix di Germania, Hunt segue Lauda di 23 punti. Sette corse lo separano dalla fine del campionato e sembra che l’austrico sia destinato a vincere il suo secondo titolo. Ma tutto sarebbe cambiato.

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Vicino alla Morte al “Ring”

 

Nonostante la F1 abbia iniziato negli anni Sessanta ad introdurre nuove misure di sicurezza, queste misure venivano spesso superate dall’avanzata tecnologia che permetteva alle auto di correre sempre più veloci. Nei primi 56 anni di questa disciplina sportiva, la media dei piloti deceduti sul campo ogni anno era di quasi tre. Tra il 1967 e il 1975, un totale di 13 piloti hanno perso la loro vita a causa di incidenti sul percorso di gara.

Nessuna curva era più temuta della famosa Nordschleife (curva nord) di Nürburgring, in Germania, il circuito che la leggenda della F1 Jackie Stewart aveva soprannominato “L’inferno verde”. Situato nelle montagne Eifel a circa 70 miglia a sud di Colonia, “Il Ring” era spesso umido, brumoso e nebbioso. Inoltre presentava abitualmente condizioni meteorologiche variabili a seconda del punto del circuito e il percorso a tre corsie lungo 14,2 miglia contava un numero incredibile di curve, ben 177.

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Lauda, attentissimo al tema della sicurezza dei piloti, ha sempre espresso dissenso nei confronti di Nürburgring. Il circuito aveva investito considerevoli somme tra il 1974 e il 1976 per migliorare le condizioni di sicurezza ma la cattiva fama del circuito persisteva. “I problemi di Nürburgring erano facilmente visibili”, Lauda scrive nella sua autobiografia “Meine Story”. “La conformazione della pista la rendeva la più difficile al mondo. Era pressoché impossibile rendere sicuri 14,2 miglia di pista costeggiata da alberi”.

Nonostante le preoccupazioni, Lauda si qualifica secondo, dopo James Hunt. Il mattino della gara (1 agosto 1976), le previsioni metereologiche sono come al solito imprevedibili. Manca poco al via quando inizia a piovere e la maggior parte delle scuderie adottano gomme da bagnato, decisione che si rivelerà sbagliata perché la pioggia da lì a poco sarebbe stata sostituita da forti venti che avrebbero asciugato il manto stradale.

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Lauda parte male, perdendo presto la sua posizione. Ricorda un pit stop per cambiare le gomme e montare quelle per l’asciutto: è il suo ultimo ricordo della gara. Mentre stava raggiungendo una curva, alla Ferrari si rompe una barra. La macchina procede di traverso, va a sbattere contro un argine poi si libra nell’aria andandosi a schiantare.

La macchina dietro di lui riesce ad evitarlo. La seconda, pilotata da Brett Lunger, si schianta contro Lauda, facendo andare in fiamme la Ferrari. Il veicolo successivo, guidato da Harald Ertl, colpisce entrambe le macchine. Lunger e Ertl sono illesi, ma la rossa è avvolta dalle fiamme. Diversi piloti si adoperano per rimuovere velocemente Lauda dal veicolo. Riescono ad estrarlo, ma non in tempo perché non esca dall’incidente gravemente ustionato. Lauda è elitrasportato all’unità intensiva di Manheim dove una squadra di sei medici e 34 infermiere si adoperano per salvargli la vita. Ha ustioni di terzo grado sulla testa e i polsi, diverse costole fratturate, come anche una vertebra cervicale e lo zigomo. Ma a suscitare maggiori preoccupazioni sono i danni riportati dai polmoni esposti ai fumi tossici rilasciati dagli estintori. Nonostante la vittoria di James Hunt al gran prix di Germania, i titoli dei giornali del giorno seguente sono tutti comprensibilmente dedicati a Lauda e al suo incidente e a come il campione in carica di F1 sia impegnato in una lotta contro la morte. Una lotta che dura ben quattro giorni.

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LA BATTAGLIA DI NIKI

 

Ma Lauda non si arrende. Quasi cieco, si concentra sulle voci per restare sveglio. Dopo la sua convalescenza, non perde tempo e inizia a progettare il suo ritorno – quella stessa stagione. Con un fisioterapista costantemente al suo fianco, si esercita per 12 ore al giorno ogni giorno. “I miei organi vitali hanno avuto una convalescenza veloce”, scrive Lauda, “Ma le mie ferite superficiali si sono rivelate un po’ più complicate”. Oltre alle gravi ustioni riportate sul volto, entrambe le palpebre sono bruciate. Le opinioni dei chirurghi plastici differiscono. Lauda sceglie un medico svizzero che, recuperando della pelle dietro alle orecchie del pilota è in grado di regalargliene delle nuove.

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L’ASCESA DI HUNT, IL RITORNO DI LAUDA

 

Con Lauda fuori dai giochi, Hunt accumula punti accorciando la distanza dal la vetta. Al GP d’Austria si classifica quarto e vince in Olanda. Solo due punti lo separano da Lauda, 58-56. Restano quattro gare, con Lauda in convalescenza per l’intero anno, i mondiali sembrano in mano ad Hunt.

Poi giunge l’incredibile notizia: il campione mondiale in carica è pronto a tornare in pista in occasione del GP di Monza il 12 settembre 1976. L’incidente che lo ha visto vicino alla morte è avvenuto solo sei settimane prima. Miracolosamente, Lauda si qualifica quinto e ottiene un sorprendente quarto posto. Supera il punteggio di Hunt, che non è riuscito a portare a termine la gara.

Hunt reagisce e vince sia negli Stati Uniti sia in Canada, mentre Lauda ottiene rispettivamente l’ottavo e terzo posto. Intanto, la Fédération Internationale de l’Automobile (FIA) annulla la vittoria di Hunt al gran prix britannico. Lauda ora è in testa con un vantaggio di tre punti, 68-65. Alla fine delle stagione manca una sola corsa, il grand prix del Giappone. Nonostante Hunt sia ancora dietro, questo rampante giovane britannico è l’uomo del momento nel mondo della F1 ed è quattro volte vincitore delle ultime sei gare.

Alle prove in Giappone, Hunt e Lauda si qualificano rispettivamente al secondo e terzo posto, dietro Mario Andretti. Forse Lauda era più preoccupato delle previsioni meteorologiche, ma sapeva che la macchina di Hunt avrebbe reso meglio sul bagnato. Inoltre a preoccuparlo c’erano i suoi occhi e la ridotta visibilità in caso di pioggia. I peggiori incubi dell’austriaco diventano realtà, pioggia e nebbia accompagnano il giorno della gara. Hunt e Lauda, entrambi membri della commissione di sicurezza, insistono perché gli organizzatori rimandino la corsa. La richiesta viene ignorata e anche se la partenza viene ritardata di un’ora e quaranta minuti la corsa prende il via come previsto.

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La partenza di Hunt è veloce mentre Lauda perde posizione. Dopo due giri, Lauda si ferma al pit stop e spegne la macchina. “E’ troppo pericoloso”, dichiara.

Il britannico resta in testa per 61 dei 73 giri, finisce poi in terza posizione dietro ad Andretti e Patrick Depailler. Hunt guadagna così quattro punti, abbastanza per strappare a Lauda con un solo punto di differenza il titolo mondiale. Il titolo è una sorpresa per Hunt, incerto della sua posizione sino alla fine. “Penso sia stata una decisione veramente coraggiosa quella di Niki. La rispetto pienamente”, Hunt dichiara alla rivista Sports Illustrated. “In quelle circostanze è stato incredibilmente coraggioso. Se devo essere sincero, vi dico che la gara non sarebbe mai dovuta iniziare in quelle condizioni. La decisione di Niki di fermarsi è perfettamente ragionevole. Nelle sue condizioni, con l’incidente a Nürburgring e tutto il resto, chi non avrebbe fatto lo stesso?

 

IL RAMMARICO

 

Lauda lascia immediatamente il circuito, è troppo scosso emotivamente per reggere il circo mediatico che seguirà a breve. Anni dopo, si pentirà della sua scelta: “Oggi vedo la sconfitta ai mondiali del 1976 diversamente da come la vedevo allora, anche se non ho rimpianti. Se fossi stato meno teso al momento clou, se me la fossi presa con più calma e gestito quel paio di punti che mi servivano per il titolo, oggi sarei il detentore di quattro mondiali invece di tre. Ma, ad essere sinceri, non me ne frega niente.

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La fine di un’era

 

Lauda sarebbe tornato per vincere i campionati mondiali di Formula 1 nel 1977 con la Ferrari, ma il 1976 sarebbe rimasto nella storia. Più tardi l’austriaco sarebbe passato alla McLaren con la quale avrebbe vinto il suo terzo titolo nel 1984 con un vantaggio di un punto e mezzo sul suo compagno di squadra Alain Prost. Il ritiro dal mondo della F1 sarebbe poi arrivato terminata la stagione del 1985. Le gravi ustioni riportate durante l’incidente avvenuto nel 1976 in Germania lo lasciarono con cicatrici estese. L’incidente gli costò gran parte del suo orecchio destro, oltre che i capelli sulla parte destra del capo, le sopracciglia e le palpebre. Si sottopose ad un intervento di chirurgia ricostruttiva per ridare alle palpebre la capacità di muoversi ma non avvertì mai la necessità di altri interventi.

La drammatica sfida di Hunt contro Lauda ebbe come risultato la vittoria di un solo titolo mondiale. Dopo la stagione del 1979, Hunt si ritira dal mondo delle corse e lavora per diversi anni come giornalista sportivo specializzato in F1 per la BBC Sports. Muore in seguito ad un infarto nel 1993 all’età di 45 anni.

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Con questo straordinario materiale a disposizione, Howard imbastisce con lo sceneggiatore Peter Morgan una storia senza tempo con tutti i crismi del racconto epico: ci sono i due eroici “cavalieri” con un forte senso dell’onestà sportiva, ci sono l’amicizia e la rivalità, la sfida e il coraggio, ci sono varie sfaccettature dell’amore e soprattutto, ci sono gli anni ’70 con il loro carico di fascino e di contraddizioni perfettamente rispecchiato nel mondo dorato e contraddittorio della F!.

Olivia Wilde e Alexandra Maria Lara affiancano i due protagonisti Chris Hemsworth e Daniel Brül in rispettivamente nel ruolo di Suzy Miller e Marlene Lauda, i grandi amori di James e Niki ma anche le testimoni preoccupate delle loro imprese al limite con la morte. Pierfrancesco Favino è invece Clay Regazzoni. (g.m)

 

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